009 » Il romanzo prende forma: la sinossi

La sinossi è un lavoro duro e importante. È il momento in cui la sagoma comincia ad emergere dalle nebbie in cui s’è celata fin dall’inizio, sussurrandoci da un punto impreciso. A ritroso, il riassunto ci ha permesso di cominciare ad ascoltarla e finalmente udire la voce dell’idea. All’inizio l’idea era un piccolo bagliore nella bruma che ha attirato la nostra attenzione.

Abbiamo scelto quell’idea per un motivo preciso, ma non sapevamo a cosa ci avrebbe portato, non esattamente. Per questo l’abbiamo esplorata scrivendo il riassunto, dapprima ascoltandola con attenzione, dappoi cominciando a parlarci per mezzo della revisione.

Ora siamo a tu per tu con la sua storia e sentiamo che ci sta fissando.

«Dammi un corpo, dammi un volto», ci dice.

 

La sinossi è un riassunto schematico. Ora, in scrittura ognuno di noi è libero di procedere come crede sia meglio. La conseguenza è che non esiste uno standard per ciò che concerne la struttura della sinossi come documento – ovvero non parlo della struttura della vostra storia. Per quanto ho potuto discorrere e leggere in questi anni, direi che la pratica più diffusa è suddividere in capitoli il riassunto che abbiamo scritto.

Vi evito una digressione su cosa si può fare, non mi va di complicare il discorso. Vi racconto quello che faccio e voi fate quello che sentite più giusto.

Quello che io faccio a questo punto è semplice: comincio a spezzare la storia in capitoli. Non mi limito a questo però, suddivido i capitoli in scene e alle scene aggiungo dei meta-data. Ovvero aggiungo informazioni fondamentali a ogni singola scena: i personaggi coinvolti, il luogo, la data e l’ora o solo una delle due, che tempo fa e a volte altre cose. Tutto questo prima della descrizione sintetica degli avvenimenti.

Sarebbe finita qui, se il romanzo fosse una sequenza cronologica di avvenimenti: suddividi e comincia la prima stesura. Nel caso in cui si scrivano romanzi con più protagonisti e sottotrame che s’intrecciano ciò non accade mai. Non importa quale tipo di struttura si decida di dare al romanzo, finisce sempre che l’ordine cronologico delle singole scene non venga rispettato. Perfino la storia della mia trilogia d’esordio, che forzai a un ordine cronologico di proposito (ero un tipetto rigido ai tempi, anche se mi sarei definito “rigoroso”), alla fin fine non è stata raccontata in perfetto ordine cronologico. Era sconveniente. Il racconto avrebbe perso forza. Ad un certo punto si fece impossibile.

Suddividere il riassunto in capitoli ci spingerà a muovere le scene qui e là, accorpandole in svariati modi… quelli che più si adattano alla nostra storia. Alla mia in un modo, alla vostra in un altro e tutti difformi, anche se non così diversi.

È una specie di gioco d’incastri, in cui tutto deve combaciare alla fine e mi diverte molto. I nodi strutturali che si devono sciogliere spesso sono ostici, perché è la storia che comanda, non importa le conseguenze. Lo scrittore ha il dovere di far ordine e rendere tutto fluido a partire dalla struttura. Nulla dev’essere fuori posto o apparire innaturale (considerando la natura del romanzo). Il mio consiglio è di usare la creatività anche in questo frangente: sciogliere i nodi strutturali diverte nel momento in cui si comincia a giocare con la struttura.

Ad esempio, per farvi capire cosa intendo, se verso il climax del romanzo tutti i fronti d’azione confluiscono (i vari protagonisti per una ragione o per l’altra si ritrovano tutti nello stesso posto allo stesso tempo), è possibile decidere che il capitolo in cui ciò succede sia una sequenza d’assieme, in cui si vede l’arrivo di tutti, anziché farli arrivare ognuno nell’ultimo capitolo del proprio fronte d’azione. E cosòì via… Gli effetti sono infiniti, ma è più chiaro se lo fare che se leggete il mio esempio. Non limitatevi e, soprattutto, non siate pigri: scrivere richiede impegno in ogni sua fase. Meglio fate tutto, migliore sarà il risultato finale.

Così facendo si arriva pian piano a dare un corpo e un volto al romanzo. Sì, perché un conto è osservare un riassunto, un conto è studiare una lista di capitoli, con scene precise al suo interno… Cominciamo a farci un’idea assai più precisa di cos’abbiamo per le mani.

~ ∞ ~

Amo la sinossi.

Ho imparato a scrivere con la mia trilogia d’esordio. Nove anni di scrittura quotidiana, da ragazzino sgrammaticato a giovane ancora acerbo ma di belle speranze. La maturità è venuta subito dopo, quando mi sono liberato della sfida iniziale che la trilogia rappresentava: mi ci son voluti più di nove anni. Sono migliorato a ogni romanzo e mi sembra di avere ancora margini, tanto che l’ultimo scritto è sempre sensibilmente migliore del precedente. Resta però un fatto: i processi che mi sono cucito addosso sono nati con la trilogia d’esordio, anche se poi li ho perfezionati col trascorrere degli anni. Nell’insieme di note e schede e ricerche e immagini e canzoni e articoli in cui ci si può smarrire e che rappresentano soltanto la cornice della prima stesura, giacché la storia è l’affresco, la sinossi rappresenta la strada da seguire.

I miei romanzi hanno perlomeno una decina di personaggi importanti, sempre. La mia trilogia d’esordio aveva ottantatrè comprimari, dei quali quasi venti erano protagonisti. E mi muovo sempre su più fronti in parallelo. I miei riassunti non riescono mai a mettere in ordine tutto; spesso finisco per suddividerli in riassunti per fronte d’azione, con alcune parti in comune, sennò diventa un caos. Nel momento in cui finisco la sinossi so che sono a metà strada. Non sto scherzando. Mentre la studio e correggo le incoerenze interne e miglioro pensando a soluzioni più efficaci e d’effetto ho sempre l’impressione di avere di fronte un enorme costruzione di Lego: mattoncino dopo mattoncino, tutti devono essere uno conseguenza dell’altro, se voglio che alla fine stia in piedi – a parte il primo.

Non è detto che voi dobbiate fare i conti con una storia così. (E sottolineo che non penso che più complesso significhi “migliore” o “più difficile” da scrivere. Ogni romanzo è difficile da scrivere bene. A me piacciono così, è solo gusto personale; mi annoio con un solo protagonista o con le strutture lineari. Mi sembra una prospettiva sempre così limitata. Dipende da come sono cresciuto come lettore, immagino. Dai romanzi che ho amato.) Insomma, è più facile che voi abbiate in mente romanzi con quantità di protagonisti assai diversa e struttura lontana anni luce dalle mie.

Eppure la sinossi darà forma al vostro romanzo. Ed è emozionante.

~ ∞ ~

Passano gli anni e mi ritrovo sempre a riflettere sulla stessa questione. C’è una cosa che forse più di ogni altra chiarisce se si è pronti per scrivere sul serio: quando ogni fase della scrittura vi emoziona, lo si è. Chi si lagna della revisione non sarà mai uno scrittore. Bisogna essere pronti a leggere e rileggere lo stesso testo di centinaia di pagine alcune volte, senza sapere quante saranno necessarie – di solito più di quanto si spera. E farlo con amore e passione non è cosa da tutti.

Agli inizi è più difficile, perché si “soffre” di più. Si fatica molto sulla revisione, si fatica sulla creazione di propri processi, tutto è nuovo, tutto dev’essere analizzato o perlomeno ponderato a posteriori, per migliorarsi la volta successiva.

Poi si arriva al punto in cui… si sa. Io so cosa significa scrivere un romanzo. Alla perfezione. E quando decido che un’idea ne vale la pena, so perfettamente cosa m’aspetta, in che momento o punto della storia sarà più difficile, quale parte sarà quella che amerò di più. Nel contempo so perfettamente che mi soprenderò e che non sarà poi tutto così bello come credevo e che quanto credo oggi alla fine sarà tutt’altra cosa. Forse è proprio questo che amo: è tutto una scoperta. Ed è per questo che non accetto chi mi dice che pianificare è uccidere l’estro.

Non esiste pianificazione che possa silenziare il cuore o la mente di uno scrittore. Ogni scrittore è libero tra le sue pagine quanto il più libero degli uomini. Scrivere è vivere senza freni e senza paura, scrivere è essere. Quindi non traditevi mai, perché vi fareste soltanto del male. E se preferite pianificare, fatelo: i piani nascono per avere più probabilità di successo, non per imprigionarsi o frustrarsi.

Se sentite e apprezzate con sincerità ogni fase della scrittura, senza star tanto lì a pensarci, in modo naturale, significa che avrete la forza di riuscire a finire il romanzo e di passare al successivo…

Per essere scrittori è ancora presto, ci vuole tempo ed esperienza per considerarsi tali, perché è vero che il talento è imprescindibile, ma bisogna imparare a incanalarlo. Nel nostro caso, ora, dobbiamo ancora scrivere il romanzo e non è un dettaglio. La sinossi è un mero strumento e come tale ha importanza soltanto per lo scrittore. Ancora non abbiamo comunicato nulla a nessuno. Il romanzo, invece, è un’opera d’arte ed esiste affinché lo vivano gli altri.

Accendere una candela è gettare un’ombra :: Andrea

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