Molti anni fa un’indovina disse a mia madre che nel 2017 mi sarei finalmente affermato come scrittore. Era la fine degli anni ’90, quindi immaginerete come la presi. Fra vent’anni?! Solo l’idea mi faceva incazzare! Pubblicai qualche anno dopo con l’Editrice Nord, proprio la Casa Editrice che avevo sognato e ancora oggi vedere il numero 200 della Fantacollana assegnato a “La Rocca dei Silenzi” mi fa sentire bene. Sono stato parte del tramonto, se volete, e certo uno degli autori che con meno merito è entrato a far parte di quella schiera di Maestri del Fantastico. Non mi illusi, no, ma pensavo d’aver schivato la sciocchezza dell’indovina. Strano déjà vu quello di essere a tu per tu con una profezia nella vita reale, dopo decenni di letture fantastiche. Isn’t it ironic? 🙂

Non considero affatto la cosa importante, ma una parte di me vuole credervi. E sente l’urgenza di fare quel passo che ormai rimando da anni: pubblicare come autore indipendente (e mi perdonerete se d’ora in avanti dirò semplicemente indie).

La mia ritrosia, ostinata, non è dovuta al testo: se di un romanzo sono soddisfatto, quello è Senzanome. Ciò che mi ferma è il contorno. Tuttavia sono trascorsi anni, oggi sono un marito e padre, vivo all’estero, parlo tre lingue correntemente e le uso quotidianamente (mia figlia Blu ha ripescato dalle profondità della mia mente l’italiano parlato, in una vita fatta di spagnolo e inglese: sono già in debito con lei). La mia mente non è più la stessa. Sono cambiato e considero certi fatti della mia vita storia: qualcosa che insegna, ma ormai è acqua passata. Di conseguenza eccomi qui, a tu per tu con il 2017.

Ho in mente un po’ di cose, ma uno degli insegnamenti della mia storia è che devo smetterla di annunciare chissà che e poi non riuscire a rispettare nulla di quanto promesso. Saprete cos’ho in mente quando avrò materiale da mostrarvi. Una cosa è certa: sarà istruttivo, per me. Ho voglia di tornare a parlare di scrittura dal punto di vista dello scrittore, di una testa pensante libera da ogni condizionamento e sinceramente attratta dall’esprimere se stessa. Voglio parlare del senso. E in questo non sono cambiato, ma ora ho un’altra forza. Ho vissuto di più, ho letto di più, ho visto di più. Ad ogni modo tutto ha un senso, anche la tecnica. E dare il giusto senso a ogni cosa della scrittura porta al senso profondo dello scritto. Ho l’impressione che ne riparleremo.

Il mio tempo libero è ormai pochissimo e il lavoro mi stanca sul serio (congiuntamente alla furia dai boccoli biondi e il nome angelico!), forse perché mi manca l’entusiasmo d’un tempo (e sfiderei chiunque a avere entusiasmo dopo 26 anni da informatico in questo Mondo, dei quali ben 22 da precario o, qui in Spagna, a tempo indeterminato tanto ti possono dare un calcio in culo da un giorno all’altro, ovvero precario con altro nome). Ma, insomma, è il 2017 o no?

In qualche modo questa volta esco dal buco.

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