“La Mano” è il mio nuovo piano

“La Mano” è il mio nuovo piano

La Mano è il mio pentagono di progetti narrativi per questo 2018.

  • Trilogia dell’Utopia .: Oliver (Ideazione)
  • I Silenzi .: Il giorno dopo (Tomo II)
  • La Triade .: Riscrittura del Primo Ciclo Minore (Libri I, II e III)
  • Tu, la vera storia .: Primo non-corso sulla Scrittura e il Nulla
  • Il Viaggio .: Cronache di una vita parallela (la Serie degli Infiniti Intrecci)

Cinque Dita, una Mano.

Non è un concetto nuovo, anzi, è pari pari copiato dalla rinomata The Hand della Marvel, la cui conoscenza alcuni di noi hanno rinvigorito grazie alle recenti serie TV (alcuni diranno a causa). Niente di speciale, insomma; mi serviva una sintetizzazione simbolica che mi aiutasse a mettere a fuoco l’essenziale di un piano talmente folle per vastità che sembra destinato a fallire nel 99% dei casi prima ancora di cominciare – e non solo a causa dei miei trascorsi -: troppo da scrivere!

Di recente ho appreso che non è saggio limitare la propria ambizione, a meno che la conseguenza non sia fare del male a qualcun altro (questo è il mio limite, almeno). E io sono ambizioso, da sempre e lo sarò sempre. Non penso in piccolo, semmai in troppo grande. E va bene così, dato che quanto ho ottenuto finora dipende dall’aver voluto ottenere ancora di più.

Il piano è folle, sì, ma nel contempo è fluido e si adatterà alle esigenze del momento. Le priorità dei vari progetti sono stabilite per intralciarsi il meno possibile. Quello che ora mi preme comunicare è semplicemente perché tutti e cinque sono importanti per me in questo presente. In breve, presi tutti assieme sono complementari. In questo presente, sì, quindi non c’è alcuna promessa di ultimazione di opere a getto continuo in quanto ho scritto più sopra (le priorità non stabiliscono deadlines, bensì quantità di tempo da dedicare al singolo progetto, e capirete che è cosa ben diversa). La Mano è una dichiarazione d’intenti e di prospettive. Meglio, è un unico intento a cui tendo attraverso cinque prospettive differenti. A latere, ma di pari importanza, c’è la promessa a me stesso che scriverò con continuità (senza questo patto il “folle piano” diventa “una pagliacciata”).

Tutte le prospettive sono utili alla mia crescita personale e quindi nessuna può essere scartata a priori, solo rallentata. Abbandonata, dimenticata per troppo tempo… Nessuna prospettiva soffrirà un simile destino, non più, perché ora so cosa devo fare e come farlo, dopo un (lungo) tempo di confusione. (In un passato non troppo lontano lo chiamavo tempo di riflessione. Buon segno, il cambio di prospettiva: la verità è sempre salvifica.) Vi è un’unica possibilità negativa: che decida di smettere di scrivere un’altra volta. Sono aperto anche a questa eventualità: ciò che conta è il mio entusiasmo. Se evaporerà di nuovo, smetterò. Quindi la smetto di bluffarmi allo specchio da subito e vi dico su cosa lavorerò e perché, null’altro. 

Passo a descrivervi l’unicità di ognuna delle prospettive che le Dita mi danno.

La saga de I Silenzi vuole riflettere sulla complessità della realtà e con essa affrontare temi che ci portiamo appresso fin da quando esistiamo, quali il razzismo, la diffidenza (quando va bene) verso ciò che non conosciamo, la nostra incapacità di apprendere o anche solo ricordare le lezioni storiche. E ancora, e più in grande, l’eccezionalità che rappresenterebbe una società fondata su una reale comunione d’intenti imperniata su valori inviolabili, rispettati e fatti rispettare senza eccezioni. D’altro canto l’impatto della tecnologia e più in generale della conoscenza sugli equilibri sociali a livello globale. È attuale, in un certo senso. Una peculiarità della saga importante in quest’elenco di progetti, è che già dal Tomo II emergerà la coesistenza delle razze classiche del fantasy con altre aliene in una stessa ambientazione.

I Silenzi è una saga con un approccio assai differente rispetto a La Triade, che invece ha nel suo DNA una continua riflessione sulla complessità dell’interiore umano, della psiche, del perché siamo vivi e di ciò che ci rende vitali. Ha un’impronta decisamente più mistica ed esistenziale. Esprime il mio credo, che nulla ha a che fare con religioni o convinzioni altrui. È mia, fin dai tempi in cui cominciai a scrivere, più di 30 anni fa. La Triade sono io. Ed è, in fondo, la grande battaglia tra il Bene e il Male, rappresentata nel modo più sfaccettato e onesto di cui io sia capace, con un preciso focus sull’essere umano e l’impressionante diversificazione di “risultati” che la nostra specie ingenera. Sulla Terra Uhda’estolaêy “sono tutti della stessa razza” (niente di simile alle differenze tra Uomini e Elfi o Nani, per esempio) e ciò che li divide sono le stesse cose che dividono noi, qui, sul pianeta Terra: i personaggi che l’animano sono tutti persone e tutti unici, come nella realtà. Noi ci etichettiamo secondo logiche difformi, che non appartengono a una schematica divisione in “razze”. È un fantasy meno anticonformista oggi di come lo era allora, ma ho la soluzione per donargli nuova linfa e colpire: attualizzarlo, ricostruirlo da zero oggi. Se si osserva La Triade da questo punto di vista se ne ottiene una bizzarra commistione di logiche, complementare a I Silenzi.

Oliver è il secondo romanzo della Trilogia dell’Utopia in cui, in soldoni, mi vendico di tutto il male che i mezzi d’informazione mi hanno vomitato addosso nei decenni (!) e la generale incapacità dei popoli, almeno apparente, di reagire alle logiche che le “maggioranze silenziose” già sanno sbagliate, di abbattere le regole che danno ai pochi e tolgono a quasi tutti, di contrastare chi ha l’onere e l’onore di poter decidere, di isolare chi sposa tali logiche, finendo per denigrare e spesso annullare l’unico straccio di vita che ognuno di noi possiede, fino a prova contraria, soprattutto quando non si ha avuto la fortuna di nascere in un Paese del “primo mondo” (definizione discutibile, perché basata su valori discutibili). Fortuna, non merito. È un’utopia, lo dichiaro, ma comunque può mostrare una via e invita a prendere posizione. Ancora una volta il suo senso completa quelli degli altri progetti.

Resta il primo Non-corso sulla Scrittura e il Nulla, che tra i miei scritti è forse quello che meno continuità necessita. Sono riflessioni che ruotano attorno a un singolo aspetto della scrittura, con un approccio all’arte essenziale, volto a non perdere più tempo con quello che ormai migliaia e migliaia di scrittori hanno già detto e stradetto, con più o meno autorevolezza. Eviterò, cioè, di aggiungere a concetti triti e ritriti, spesso opinabili (il “tutti possono diventare scrittori…” è la falsità somma, da cui discendono molte altre. Sfortunatamente non la smettono di mentire, in molti). La conseguenza è il titolo che m’è parso più appropriato per smarcarmi da chi non si fa scrupoli – o non è cosciente – e pensa a vendere.

Infine Il Viaggio, il cui embrione è stato fecondato molto tempo fa, poco dopo l’uscita de La Rocca dei Silenzi. È un’idea ancora grezza e dalla sua nascita a oggi, un decennio più tardi, la funzione del viaggio e la natura del viandante sono cambiate. Rispecchiano il segno dei tempi e del mio presente, sicché non può che essere un viaggio assai più in lungo di quanto avessi previsto nel 2006. Non vi svelo cos’è la Serie degli Infiniti Intrecci. Vi rimando a quando apparirà il primo brano.

Oh, bene. Nuova dichiarazione d’intenti, anno 2018. Adesso non mi resta che fare, dopo il semplice dire. Alla prossima!

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