ICM: 1, prime riflessioni di rilettura

ICM: 1, prime riflessioni di rilettura

I miei continui silenzi in passato sono stati il riflesso della mia confusione interiore e della conseguente incapacità di rimettermi a scrivere sul serio. Oggi, invece, vanno interpretati in altro modo: la scrittura viene prima e sempre prima di qualsiasi altra cosa – ovvero, anche prima di s3nzanom3.com, che è riflesso della scrittura e quindi segue.

Durante quest’ultimo silenzio ho lavorato sodo, ma so che non sono più credibile. Devo dimostrare coi fatti che ho ricominciato a scrivere sul serio. Ed eccomi qui: cominciamo.

Sono ormai a metà rilettura del Primo Ciclo Minore (d’ora in avanti, ICM). Durante il primo mese ciò che ha maggiore priorità della scrittura ha ritardato la mia marcia “trionfale” attraverso il passato. Mi sono guardato allo specchio e mi sono detto che a quel ritmo potevo anche smettere subito. Pretendo tempi stretti e certi dal mio nuovo corso, sicché ho tarato di nuovo il piano di rilettura e ora sono soddisfatto. La nuova data di fine rilettura è il 23/10/2018. Conto di finire prima.

Come spiegato la “rilettura integrale del ICM” è una cosa complessa. Non si tratta di rileggere e basta, ma di sottolineare, evidenziare, annotare1 continuamente. Mi sto preparando a una riscrittura integrale, non rileggo “soltanto” per scrivere i romanzi successivi.

Considerate questo testo il primo capitolo di un diario di scrittura on-line, in cui vi parlerò di questo e, più avanti, degli altri progetti. Passo dopo passo, fino alla meta. Andrò in ordine sparso, ometterò molto di quanto annotato in queste passate settimane e parlerò più che altro delle sensazioni generali e del “grosso” che c’è da fare.

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Volendo definire con un solo aggettivo il mio rileggere, ponderare e annotare la trilogia d’esordio a quindici anni di distanza, direi che è strano. Dato che non bastavano le mie sensazioni, più d’una persona mi ha già detto che il mio intendimento è… strano. Immagino che parte della “stranezza” dipenda dall’idea che uno scrittore “guarda avanti”, quando si analizza la sua parabola artistica, mentre io non soltanto sto guardando “all’indietro”, bensì mi sto letteralmente “immergendo nel passato”. La giustificazione è però forte, come già detto: rileggo integralmente per riscrivere da zero, non è cosa comune (non ho mai letto di nessun altro scrittore che l’abbia fatto; non penso di essere il solo, ma immagino siamo in pochi).

Intendo andare fino in fondo e valutare per bene. L’idea è riscrivere daccapo, ma davvero sento il progetto scorrere nelle mie vene? Per saperlo non ho altra scelta che agire come sto agendo. Il divertimento iniziale è già scemato un po’, ma resta un impegno interessante e utile, dato che mi permette di analizzare quanto e come sono cambiato rispetto ai miei inizi e di riprendere in mano l’italiano, lingua che nel quotidiano uso assai poco (solo parlando con mia figlia, spesso sentendomi inadeguato, lo ammetto).

Vi spiego perché ho sensazioni positive.

Il narratore onnisciente che imperversa lungo l’intero arco della vicenda è così diverso da un contemporaneo punto di vista soggettivo in terza persona che la narrazione cambierà radicalmente. È come se mi apprestassi a scrivere una nuova storia. In fondo manterrò soltanto ciò che merita del testo originario: il resto è solo una “scaletta” (quasi) uguale. La “voce” che racconterà sarà un’altra, giacché la “prospettiva” è un’altra: ho il doppio degli anni e frattanto il mondo è cambiato.

Amo l’idea d’eliminare tutte le stupidaggini che sono rimaste nella versione definitiva della trilogia (quella pubblicata), così come di migliorare gli aspetti immaturi e aggiungere nuove idee. Il tasso tecnico acquisito negli anni a venire farà una grande differenza: c’è un abisso tra “Senzanome” e “Le sette gemme” (che tornerà al titolo originariamente pensato, suppongo; pace all’anima di Gianfranco Viviani). Non mi pongo limiti, insomma, anche se la storia raccontata sarà la stessa. Potrei dire che considero il nuovo ICM la versione 2.0 dello stesso, ma spero si tratterà del vero ICM, così come la mia mente lo concepiva – e il me scrittore del tempo era incapace di concretizzare.

Tutto rose e fiori? Direi di no. Vi sono parecchi problemi da risolvere.

Il cambio di punto di vista ha pesanti conseguenze. Se lo stile e la narrazione guadagneranno in qualità e fluidità, allo stesso tempo corro il rischio di allungare e appesantire nel tentativo di rendere più maturo il contenuto. Maturità del come e maturità del cosa fanno un po’ a pugni nel caso del ICM, perché vi sono interi “aspetti” (fondamenta della “sospensione dell’incredulità”) che mancano all’appello. Un esempio su tutti, anche per farvi capire di cosa sto parlando: perché diamine nessun personaggio ha dei genitori? Non è cosa che incida sulla storia in sé, ma è difficile credere che nessuno pensi ai propri genitori quando rischia la vita allontanandosi da casa, che non vada a salutare nessuno prima di partire, eccetera. Non parlo di dialoghi banali o delle reazioni puerili dei personaggi, insomma: questi non sono problemi, dato che si tratta di una riscrittura integrale e spariranno senza che me ne occupi. Contrappongo un altro esempio: vedo assai più complesso costruire un “carattere” ecologista credibile da affibbiare al gruppo di protagonisti che vivono in un mondo in cui l’inquinamento non esiste! Non m’ero reso conto di quanto suonasse ridicolo? Qualche popolo che taglia troppi alberi non può essere un problema per un interno pianeta! Esempi per farvi capire quali sono le mie reali preoccupazioni e quali, invece, sono soltanto rumore di fondo.

Nel contempo – e per fortuna! – vi sono aspetti meravigliosi del mio esordio che m’invogliano a far fronte a qualsiasi problematica (vi prendo in giro: da sempre adoro risolvere problematiche narrative, sono sempre state le sfide intellettuali che più m’invogliano a impegnarmi; diciamo che se il contesto è piacevole, le sfide m’allettano ancor di più).

Il bello, dicevo… La struttura della saga è un orologio svizzero, come ho avuto modo di dire più d’una volta ai tempi dell’Editrice Nord. Tutti gli ingranaggi sono precisi, i dettagli corretti, le situazioni studiate e oliate. M’ha sorpreso scoprire cose di cui non mi ricordavo affatto con un ghigno di piacere – e al tempo stesso sbuffare per la semplicioneria con cui nascondeva le verità della vicenda: negli anni sono diventato assai più sottile e astuto nel giocare col lettore (perché di un gioco si tratta, specie se si parla di un genere Fantastico). La vicenda è un po’ lenta soltanto all’inizio e la cosa mi aiuterà a sospingere i “nuovi” lettori. Troverò il modo di accorciare, velocizzare, sintetizzare… rendere la narrazione densa, come amo da quando sono diventato un autore maturo. Sono anche compiaciuto dalla continuità con cui eventi inaspettati cambiano le carte in tavola: al tempo non me ne rendevo conto, perché il parto è durato anni e sapevo troppo, ricordavo tutto… Oggi la lettura del ICM – spesso affrontata con poca memoria dei dettagli – mi dona un’esperienza a tratti sorprendente: in pochi casi la vicenda è davvero lineare. Ottimo! È un crescendo perfetto, che potrei riassumere così: partii dal nucleo e me ne allontanai sempre più, disgregandolo per poi seguire gli archi impazziti delle schegge ingenerate. In pratica la storia comincia in sordina e via via si aggiungono strati e ancora strati di complessità. (Ed è per questo che voglio riscriverla: perché gli strati migliori non sono stati sviscerati, dato che appartengono ai romanzi successivi al ICM.) Se possibile oggi la struttura della trilogia mi piace ancor più d’allora, forse perché mi rendo conto del suo potenziale più di quanto me ne rendessi conto mentre lottavo con la lingua italiana, la brama di pubblicare e la finale, rovinosa corsa a ostacoli dell’essere infine diventato una specie schiva di “personaggio pubblico” (senz’averlo realmente voluto, infatti).

Al momento sto rileggendo la parte centrale del secondo romanzo. Le riflessioni ormai sono assai meno di quelle annotate a tu per tu coi primi capitoli. Mi sono abituato alla mia vecchia scrittura, che oltre tutto migliora gradualmente e mi lascia sempre più libero di ragionare sul contenuto.

A ottobre tirerò le somme e valuterò un’eventuale scaletta aggiornata, anche se ritengo che per amor di efficienza ragionerò sul da farsi mentre stenderò la nuova prima stesura: una scena alla volta. Quali saranno i tempi della riscrittura non posso saperlo, ma sono ottimista: punto a produrre con continuità, perché non ho alcuna intenzione di annoiarmi. Voglio divertirmi e l’intenzione porta con sé numerosi aspetti positivi, che implicheranno una maggiore velocità di scrittura.

Non manca molto al giorno in cui ricomincerò a scrivere davvero e la cosa mi eccita, devo dire. Inoltre, non c’era modo migliore di ripartire da zero: dal punto di partenza, per l’appunto. Lo considero un nuovo, importante inizio, in cui non scorgo aspetti negativi. In fondo, se m’annoierò passerò ad altro: non ho alcuna pretesa, questa volta, né grilli per la testa – anche se continuo a sognare e sarebbe grave altrimenti. I miei progetti sono molteplici, lo sapete, e questa saga è soltanto il primo tassello di cui sento di volermi occupare: necessito regalarmi alcuni “punti finali” a cui non sono mai giunto per svariati motivi. La rilettura del ICM mi conferma che c’è del lavoro da fare, ma non vedo più una montagna insormontabile ora che ho ricominciato sul serio. Vedo la Gola tra i Monti Ostici, i venti che la spazzano temibili… ma so, come sapeva la Congregazione, che posso arrivare dall’altra parte sano e salvo.

Al prossimo aggiornamento.

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