Il giorno dopo: Nani

.· • Fine rilettura del terzo e quarto “fronti d’azione”
ovvero fine della rilettura integrale


Terminata la rilettura integrale dei due fronti d’azione dei Nani, è terminata la rilettura integrale de “Il giorno dopo. Li ho affrontati come se fossero un tutt’uno per valutarne la coerenza interna, essendo il secondo figlio e diretta conseguenza del primo, che lo ingenera.

Ho finito con una settimana di ritardo rispetto alla deadline stabilita e secondo il piano iniziale avrei tempo fino alla fine di questa settimana per sistemare tutto.

Impossibile, sicché mi concederò tempo fino alla fine di aprile. – Le deadline servono a questo: a terminare le cose, anche se con un po’ di ritardo. Non c’è nulla di grave se non si riesce a tempo, l’importante è averci provato sul serio. Se lo si è fatto, si è a buon punto in ogni caso. Si finirà in ritardo, ma non di molto e, soprattutto, si finirà. Non è un dettaglio.

I Nani sono la parte che prediligo del romanzo, la più ricca di spunti di riflessione e quello in cui il mio interesse è maggiore, perché la loro vicenda è in parte imperniata sul “sense of wonder” che tanto mi è caro – sono della vecchia scuola, io. A volte ho pensato di affrontare la loro vicenda in un romanzo a parte, ma così agendo perderei la visione globale, il senso stesso della saga de “I Silenzi”.

Quanto scritto sarà oggetto di una pesante revisione, ma ha tutto il potenziale per diventare il mio miglior Fantasy. Sulla carta già lo è.

I Nani sono un popolo peculiare e la loro caratterizzazione è centrata. Mentre uno dei due fronti d’azione è già bell’e pronto (fin qui), i problemi dell’altro sono tecnici: il PdV è sbagliato quasi dappertutto e risolvere un problema d’impostazione è sempre gravoso. La cosa suppone uno sforzo notevole nelle prossime settimane. Del resto non ha alcun senso continuare la prima stesura prima di sistemare questo problema.

Circa il PdV io ammicco ai cambi all’interno della stessa scena, se in terza persona soggettiva, ma soltanto se mirati e a fine scena (il primo esempio che mi sovviene è “Dune” di Frank Herbert, tanto per farvi un esempio illustre). Se invece decido di usare un narratore onnisciente, amo quello che io chiamo “cinematografico”: sa tutto di tutti, ma non propone mai i pensieri diretti dei personaggi. L’onnisciente che io chiamo “onnipotente” (quello che riferisce anche i pensieri diretti dei personaggi coinvolti, di tutti i personaggi presenti) è datato e se non gestito con precisione ingenera confusione nel lettore. Lo usavo agli inizi, con risultati altalenanti (l’inesperienza gioca brutti scherzi). Oggi giorno lo evito come la peste, mentre ammetto il “cinematografico” senza abusarne – è indubbio che certe scene riescono meglio così, quindi lo considero un’arma narrativa in più. Certo, pretendo che i miei romanzi usino la terza persona soggettiva – con un uso moderato dei pensieri diretti del protagonista di ogni singola scena. E amo variare il PdV al variare delle scene. La narrazione è più dinamica e la storia più vivace e vivida e realistica.

La rilettura integrale del Primo Ciclo Minore prevedeva l’indicazione del PdV, ad esempio, e ho seguito il precetto qui sopra dichiarato. Alla fine di ogni scena ho deciso quale sarà il PdV che utilizzerò quando riscriverò la trilogia (uno per ognuna delle 350 scene). Nel caso dei Nani de Il giorno dopo, invece, il problema m’ha preso alla sprovvista. I primi capitoli sono buoni, il loro PdV corretto e controllato (qualche svarione è presto corretto); a vicenda inoltrata la gestione è stata pessima e “distrugge” la narrazione, rendendola confusa: in tutta evidenza non mi sono soffermato sul “dettaglio”, che dettaglio non è – è fondamentale sapere cosa si sta facendo quando si tratta del PdV prima d’iniziare a scrivere.

Il problema del fronte d’azione dei Nani è quindi piuttosto tecnico, mentre la vicenda è bella, intrigante e d’atmosfera. C’è azione, c’è “sense of wonder”, c’è pathos e c’è riflessione, oltreché un’ottima caratterizzazione della razza e dei singoli personaggi.

Ora quello che m’aspetta è sistemare tutto prima di cominciare a scrivere nuovo testo, dopo anni. Il traguardo è molto vicino e sono soddisfatto e motivato. Mancano poche settimane e finalmente scriverò sul serio.

La soddisfazione dipende dall’aver preparato tutto ciò che dovevo preparare, senza lasciar fuori alcun progetto (la rilettura integrale del Primo Ciclo Minore e della metà già scritta de Il giorno dopo). La motivazione dipende dall’aver ripreso un buon ritmo. Sento fluire il testo e godo della scrittura in generale – sentimento fondamentale per la quantità di lavoro che c’è da fare. Anche in questo momento, mentre scrivo un post del mio blog personale, mi sento a mio agio. Sono sensazioni che non vivevo da parecchio tempo.

Ahimè, non vado rapido quanto vorrei, ma vado… Ed è questo l’importante.

 

Accendere una candela è gettare un’ombra :: Andrea

Il giorno dopo: Elfi

.· • Fine rilettura del secondo “fronte d’azione”


Anche se non proprio a un ritmo ottimale, continua la mia rilettura integrale del mezzo romanzo già scritto. Il secondo “fronte d’azione” affrontato è quello degli Elfi.

Ebbene, sono piuttosto insoddisfatto. Questo è sicuramente il peggio di quanto scritto sinora.

La fortuna è che non ho scritto tanto degli Elfi, cosa che mi permetterà di apportare senza grossi patemi e conseguenze i cambi che considero fondamentali per rendere la vicenda interessante, la prosa fluida e, soprattutto, la caratterizzazione degli Elfi di livello – ovvero al livello di quella degli Uomini e dei Nani.

I primi due capitoli (ne ho scritti quasi quattro) sono un disastro. Prolissi, mal scritti e, soprattutto, acerbi nell’ideazione di fondo. Si percepisce che non ho riflettuto a sufficienza prima di mettermi a scrivere. Il risultato è una grave insufficienza. Voto 4. LOL. Fossero peggio dovrei buttarli, ma qualcosa si può riutilizzare: la storia, la sequenza delle scene. Certo, vanno riscritti daccapo e questo suppongo mi faciliterà il compito – anche se m’impedirà di centrare la deadline.

Il lato positivo è il mio enorme distacco: mi permette di vedere con chiarezza cosa c’è che non funziona, cosa manca e cos’è superfluo.

Nei primi due capitoli gli Elfi sembrano pomposi e lenti di comprendonio, tanto compassati da far venire i nervi. La loro parlata è artificiale, più che elaborata (un classico esempio di quando si difetta d’esperienza o si è troppo giovani per scrivere in un certo registro). La lettura è di conseguenza noiosa e a tratti fastidiosa, e sa di trito e ritrito. Non c’è un reale guizzo sul tema “Elfi” e la caratterizzazione che avevo in mente per renderli i miei Elfi è praticamente morta sul nascere.

Il problema è il modo in cui è scritta. La prosa, il ritmo, l’approccio e la caratterizzazione della razza elfica sono gravemente insufficienti. L’unica cosa che si salva è l’ambientazione e per tanto quella sarà il punto di partenza.

Il terzo e quarto capitolo, tuttavia, hanno risollevato il voto generale e il mio morale. Vi vedo tutto il buono di questo “fronte d’azione”. C’è molto da dire e da far notare. I temi sottintesi sono interessanti e molteplici. Dal terzo capitolo l’approccio cambia completamente. Il ritmo diviene quello giusto, i dialoghi si ergono ben al di sopra della superficialità letta sino a quel momento e gli spunti di riflessione si fanno numerosi.

Proprio grazie a tali spunti sono riuscito a capire cosa fare esattamente.

Ora so come riscrivere i primi due capitoli e come migliorare i restanti due. Creerò le basi per un “fronte d’azione” all’altezza del resto. In fondo questo è lo scopo di una rilettura.

Ho ben chiaro cosa manchi alla caratterizzare degli Elfi per renderli infine miei – ovvero non la pallida imitazione d’uno stereotipo abusato nel Fantasy. Ho un paio di idee che introdurrò e che, so, sfrutterò per rendere la loro partecipazione a questa storia godibile e interessante.

Sono in leggero ritardo rispetto alla deadline stabilita, quindi adesso devo accelerare il passo coi Nani. Posso farcela, dacché rappresentano il fronte d’azione che più amo e che è meglio scritto (grazie soprattutto alle decine di riletture effettuate nel tempo) e che già so in che modo migliorare, eliminando la noia e l’inutilità di certi passaggi e aspetti (pochi). Sotto coi Nani, dunque…

 

Accendere una candela è gettare un’ombra :: Andrea

Il giorno dopo: Uomini

.· • Fine rilettura del primo “fronte d’azione”


Ho finito oggi la rilettura del primo fronte d’azione previsto. Sulla carta era quello con i problemi maggiori e il più complesso da gestire.

Sono piacevolmente sorpreso.

Già ero al corrente che c’era una situazione da sistemare. Arrivato al punto, ho riletto il capitolo in questione e deciso come agire: nulla di grave. Una sola scena va smembrata e altre due piccole scene (o una un po’ più larga) aggiunte. Primo problema risolto.

Ero “preoccupato” per l’ultimo capitolo scritto, che dovrebbe illustrare una situazione di miseria assoluta, anche se in seguito a condizioni ambientali precise. Ebbene, sono piacevolmente sorpreso. Non solo la descrizione che ne esce è valida e il capitolo va benissimo così com’è, non devo tagliare scene intere e riscrivere daccapo nulla. Mi sono perfino divertito e ho trovato alcune scene sorprendenti: una d’azione che m’ha preso alla sprovvista (non la ricordavo) e che funziona assai bene e un’altra, la successiva, che è quella che descrive l’ambientazione con maggior dettaglio, altrettanto efficace e pure spassosa (ho letteralmente riso a un certo punto).

Quindi bene, il bilancio è positivo circa gli Uomini e le loro miserie.

Devo occuparmi di un paio di punti in cui tagliare, riscrivere e aggiungere pesantemente, ma per il resto il fronte d’azione è una più che degna prima stesura (specie i primi capitoli, già riletti parecchie volte, ovvero non sono una prima stesura – a meno che non voglia prendermi in giro).

Ciò che va migliorato è la prosa. Nel 2005, in seguito a La Rocca dei Silenzi, scrivevo così. Capisco. Suppongo che la mia maturità artistica sia sensibilmente superiore ora, grazie ai cinque anni di scrittura dedicati a Senzanome – sebbene ne siano trascorsi altrettanti dalla sua ultimazione.

Ho notato cose fastidiose, come inglesismi privi di senso – conseguenza delle mie abitudini di lettura, giacché sono anni che non leggo romanzi in italiano. Sono difetti che si eliminano facilmente, a ogni modo, perché evidenti (specie se si legge ad alta voce). Altro discorso la verbosità di certi passaggi: troppe parole, Andrea. Troppe. È necessaria una maggior sintesi e una maggior padronanza del linguaggio rispetto a quanto scritto. Troppo spesso le circonlocuzioni sostituiscono termini precisi e nemmeno così dotti. Devo compiere il percorso inverso durante la revisione: semplificare il testo, farlo scorrere di più. Considerando che questi capitoli furono scritti nel 2006 nel migliore dei casi, non credo sia un grosso problema sciogliere i nodi della prosa: oggi la mia tecnica è migliore e il mio approccio alla storia è più maturo.

Soddisfatto da questa prima parte della rilettura, insomma.

Mi sento più vicino alla scrittura vera e propria. E questo è un bene per l’ultimazione del romanzo. “Il giorno dopo” sarà realtà.

Considerando che è stato iniziato nel 2005, terminarlo nel 2020 sarà un evento per me. È bello scoprire che non è difficile ripartire.

Nota a latere: rileggere, annotare, decidere e non cadere nella tentazione di correggere singole frasi non è una cosa così semplice, quando si deve sostenere una media di 10.000 parole al giorno e si hanno poche ore a disposizione.

Senza disciplina non si riesce a mantenere un simile ritmo. 10.000 parole al giorno sono molte.

Come sempre ho cominciato male, ma ho finito meglio del pianificato.

Adesso andrò spedito.

 

Accendere una candela è gettare un’ombra :: Andrea

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