002 » Arte o mestiere?

Non-corso sulla Scrittura e il Nulla

Così si chiama il mio progetto. La scrittura intensiva non è soltanto il breve non-corso che spedisco gratuitamente, incentrato sulla sola revisione. Il titolo si riferisce all’intero processo, dal “Vorrei scrivere un libro…” al “OK, adesso che l’ho pubblicato su Amazon, cosa faccio?” – risposta a quest’ultima domanda inclusa e un po’ più in là ancora. Alla fine diventerà un corso organico, che farò pagare. A chi si iscrive alla newsletter, però, no: mano a mano che lo scriverò, gli iscritti avranno accesso ai suoi testi (di contro, non prometto nessuna cadenza: posso scrivere tre capitoli in una settimana e poi nient’altro per quattro mesi).

La mia personalissima visione su chi è e cosa fa uno scrittore ha senso se espressa nella sua totalità. Guardare al solo metodo di revisione (le 10 email di “scrittura intensiva”) è un po’ strabico e il discorso manca di profondità e dell’ampio respiro che spero di dare al “Non-corso”. Ad esempio manca tutta la premessa, l’ideazione, che è la parte del processo che più parla dello scrittore, della persona che è e di come guarda e interpreta il mondo. Manca la prima stesura, che è la parte più personale e meno discutibile dal mio punto di vista (non dal punto di vista delle centinaia di corsi di scrittura creativa), ma è anche adatta a numerose considerazioni, ovvero a riflettere senza star lì a dettar regole – per questo lo definisco un non-corso: concepisco la scrittura in un modo affatto difforme rispetto a ciò che si fa di solito. A me piace che gli aspiranti scrittori si guardino in faccia e siano realmente consapevoli di cosa significhi narrare. Le pillole indorate m’infastidiscono, specie quando usate per attrarre e poi condite da un’assoluta intransigenza sulle regole della “buona” scrittura (leggi, sull’appiattimento dell’estro e della personalità, così come sulla limitazione delle soluzioni a disposizione, eccetera). È un po’ come quando un professionista umilia un principiante: non ha senso. Far la voce grossa sull’unica cosa in cui si può essere migliori è da falliti. Altra cosa i corsi di scrittura tenuti da scrittori affermati e in piena attività: sono certo che quelli non sono così sterili e frustranti, ma non ho mai avuto la fortuna di viverne uno.

Arte o mestiere?

Insomma, so qual è il tipo di resistenza che i corsi di scrittura creativa ispirano a una parte di noi: sono il primo a considerarli fumo negli occhi. La mia prospettiva è in contrasto e rigetta quel “tutti possono essere scrittori”, che è il più o meno esplicito messaggio di qualsiasi corso di cui abbia mai letto in tutti questi anni. Non troverete nessuno che allontani il suo pubblico per amor di verità.

Nemmeno io voglio allontanarvi, ma a me piace dialogare nel solco della mia verità. Non mi sentirete mai dire che chiunque può diventare uno scrittore, perché è falso.

La linea di pensiero in questi scritti è la mia verità e la premessa è l’onestà intellettuale. Non vi dirò cose in cui non credo per tenervi con me, né scriverò ciò che penso per allontanarvi o offendervi. Siete voi che dovete sapere se siete o non siete una scrittrice o uno scrittore. Non sta a me giudicare, nemmeno se vi apriste con me, scrivendomi. È una valutazione complessa e personale.

Ritengo che un’attività tanto dispendiosa in termini di tempo sia bene affrontarla con un’alta coscienza di sé: dovete sapere chi siete. Uno scrittore lo sa, perché ha la tendenza a interrogarsi di continuo (non così tutti quelli che scrivono). Per esperienza so che c’è chi non lo fa e voler essere qualcuno non ha senso, se non lo si è.

In troppi purtroppo si nascondono dietro un dito. Da un lato ci sono persone che pensano di mettersi in un corso e uscirne scrittori, dall’altro chi li snobba a priori perché si sente un artista e che nessuno metta in discussione la sua grandezza. Nel mezzo le persone normali, come me.

Raccontare è un mestiere o un’arte? Non c’è molto di cui discutere a mio avviso. Raccontare è un’arte e in quanto tale abbisogna di talento e tecnica. Il talento non ve lo insegnerà mai nessuno (“talento” accostato a “insegnare” è sintatticamente errato!). Il talento è innato ed è proprio del singolo. La tecnica, invece, si può insegnare e chiunque può apprenderla. Il talento è ciò che fa la differenza, la tecnica è ciò che permette di liberarne il potenziale. Siamo tutti unici e abbiamo un’inimitabile visione delle cose, ma essere capaci d’esprimerla con efficacia non è da tutti e non basta la tecnica. Ciò premesso, ogni arte è in parte mestiere.

Prova di quanto dico è che c’è chi ottiene risultati sensibilmente migliori senz’aver mai frequentato alcun corso di scrittura creativa (ad esempio io non ne ho mai frequentato uno in vita mia e non mi pare che non abbia ottenuto alcun risultato…), mentre c’è chi ne ha frequentati più d’uno e il risultato è umanamente apprezzabile, ma non se si parla di qualità letteraria. Intestardirsi non è mai una scelta saggia, ci si fa del male da soli.

Vi inviterò ad approfondire il concetto non appena sarò riuscito a montare un sistema conveniente e gestibile per le pagine visibili solo agli iscritti alla newsletter di s3nzanom3.com (devo vagliare le molte opzioni disponibili e decidere quale preferisco). Vi manderò un’email quando sarà pronto, ci sto lavorando in questi giorni. Nota: per ora l’unico modo d’iscriversi è farlo attraverso il corso di “scrittura intensiva” dedicato alla revisione. Come funziona? Alla fine delle 10 email del non-corso comincerete a ricevere la newsletter settimanale.

 

Se parlarvi di come la vedo vi aiuterà a schiarirvi le idee, aveste dubbi sul vostro potenziale come scrittori, avrò già ottenuto un risultato importante. Tuttavia non so che effetto fa sentirsi dire certe cose. Forse qualcuno di voi si infastidirà. Nel caso in cui sentiate emozioni negative mentre sottolineo l’ovvio (che un’arte non s’insegna, che artisti si è), è assai probabile che non siate scrittori. Se invece va tutto bene e siete sicuri di voi, fantastico: avremo molto di cui parlare!

Perché insisto? Semplice, perché la mia intenzione è dialogare con un pubblico attento, davvero interessato. Lo scrittore della domenica non ha molto da darmi e spesso finisce con l’insulto da dietro uno schermo e “Quella è la porta!”, come diceva mio nonno.

Sì, sono un tipo schietto e netto, ma mai sgarbato o verbalmente aggressivo. A volte per questo mio modo d’essere le persone mi detestano, specie se non mi conoscono davvero. Così vi confesso d’avere il timore di frustrare chi di voi è una scrittrice o uno scrittore e magari non è ancora riuscito a “emergere”, perché di carattere indeciso o proprio perché, come scrivevo più sopra, vi interrogate di continuo e vi fate sommergere dai dubbi.

Guardate in voi stessi: volete davvero raccontare storie? È questo ciò che vi appassiona? O siete soltanto innamorati della “figura” dello scrittore, del suo romanticismo (mitico) e del tipo di fama che può ottenere (deliziosa, perché assai meno asfissiante di quella cui è soggetta una stella di Hollywood)? Forse non siete scrittori, ma siete persone e in quanto tali avete la capacità di conoscervi e di rispondervi con onestà. E anche di raggiungere risultati decenti imparando: in libreria ci sono romanzi che fanno pensare alle scuole elementari per come sono scritti, quindi perché voi no? Nessuno dice che si debba essere Umberto Eco per pubblicare, a questo mondo. Non lo sono, né lo sarò mai: sono Andrea D’Angelo e amo la scrittura, gli scrittori e chiunque comparta con me la medesima passione per la parola scritta. Ciò detto la pubblicazione non fa di nessuno uno scrittore, incluso il sottoscritto. Altra cosa sarebbe parlare dei miei oltre vent’anni trascorsi a narrare e interrogarmi sulla forma migliore di farlo ogni giorno

Accendere una candela è gettare un’ombra :: Andrea

2 commenti su “002 » Arte o mestiere?”

  1. Gentile Andrea, ho letto con piacere il suo post che mette chiarezza tra talento e tecnica e dimensiona quello che, almeno per me, è un hobby importante. Lei contribuisce, con garbo, a farsi domande e questo in un mondo in cui tutti possono o credono di essere tutto, è veramente un merito. Complimenti!

    • Grazie Marinella.
      Se gli scrittori non si pongono domande, non sono scrittori. La scrittura è ricerca (anche se c’è una parte più giocosa che ricerca il mero l’intrattenimento e va bene esista pure quella). Non credo d’aver mai iniziato a scrivere un romanzo senza domandarmi qualcosa, così come non ne ho mai finito uno ottenendo la risposta e una sfilza di ulteriori domande.
      Ancora grazie per il commento gentile.

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