2020, il ritorno è cosa fatta • 25

Terzo e ultimo anno di ripresa. Dal 2021 ricomincio daccapo.

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9 Dicembre 2020

Sto cominciando a tirare le somme di questo 2020 di scrittura.

Le cose non sono rosee come avevo sperato, ma vanno bene, specie se considero cos’abbiamo vissuto e quali sono state le difficoltà – per tutti. Mi ritengo fortunato, comunque: ho imparato molto.

Sono pronto a fare un salto di qualità nel 2021? C’è tutto l’occorrente, ora non mi resta che scrivere, scrivere e scrivere.

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Ho di fronte a me un futuro di scrittura su Medium, in inglese.

Rispetto all’inizio di quest’anno sono a un abisso di distanza. Il mio “inglese scritto” ha fatto passi da gigante e le mie conoscenze di “content writing”, a gennaio inesistenti, oggi sono sufficienti a giocarmela con quasi tutti.

Del resto, scrivere so scrivere. La voce, la struttura dei miei articoli, il modo in cui so darmi una routine e rispettarla e molti altri skill indipendenti dalla lingua che si usa mi erano già propri.

Devo continuare a studiare e considero il 2021 l’anno in cui affinerò le mie capacità coll’inglese scritto. Tanto da scrivere narrativa? No, ma forse mi avvicinerò al giorno in cui potrò tradurre i miei testi dall’italiano.

Oltre a essere stato un anno di studio – più del solito, intendo, perché studiare e imparare non si smette mai – lo considero anche l’ultimo “di ripresa”.

Ora vi dirò perché.

2020, il ritorno

Il termine “ripresa” si riferisce ai miei ormai lontani trascorsi poco lodevoli. Insomma, sono passati tre anni da quando ho cominciato a rialzarmi ed è già da un po’ di tempo che corro con una certa costanza, di scrittura parlando.

Finisce qui. La smetto di guardare a ciò che è stato, a quanto tempo ho perduto, mi rassereno durante le vacanze natalizie e comincio a marciare come se niente fosse accaduto.

Promesso.

Nota: be’, certo, il tema tornerà a più riprese nel mio “content writing”, perché è importante e mi ha insegnato cose fondamentali. Ciò che non ti uccide ti fortifica, quindi parlerò della forza acquisita.

Di scrittura parlando

Da sempre la mia scrittura è stata la narrativa. Sono un romanziere, anche se ormai “non soltanto”.

Il seguito de “La Rocca dei Silenzi” ne è l’esempio. Nella home di s3nzanom3.com c’è una piccola sezione, un po’ timida, che parla del mio lento, ma inesorabile procedere coi romanzi. Lì, vicino alla dicitura “Il giorno dopo”, c’è un numeretto in rosso: rappresenta la cosa a cui sto lavorando in quel momento.

Qualche tempo fa sono partito dal 51% della “stesura”. Ieri ho calcolato a che punto sono, dal momento che un po’ ho scritto. Il numero segna oggi 64%. Ovvero, nonostante il corso in cui ero impegnato, la scrittura di articoli su Medium e lo studio dell’inglese, sono avanzato del 13%.

Mi piacerebbe aver finito la prima stesura, ma vi assicuro che quel 13% è oro che luccica ai miei occhi!

Ora, un po’ di precisione e trasparenza. La percentuale è basata su un dato molto semplice: il numero di capitoli previsti, perché io sono un pianificatore e so già come andranno le cose – in linea molto generale.

Il calcolo è approssimativo, perché non posso sapere quanto lunghi saranno i capitoli prima di scriverli. Tuttavia la quantità di eventi che includo nella “scaletta” è di solito ponderata.

La mia intenzione è evitare grosse differenze tra un capitolo e l’altro – a meno che non pianifichi qualcosa di preciso, come feci con l’ultimo romanzo della mia trilogia d’esordio, in cui “L’Epilogo del Principio” era una lunga sequenza di eventi che durava 100 pagine all’incirica.

I miei capitoli si aggirano tra le 7mila e le 10mila parole. Nel caso del “Il giorno dopo” sono 42. Ne ho scritti (quasi) 27, quindi 5 da quando ho ripreso a scrivere.

Non è poco, si tratta pur sempre di qualche decina di migliaia di parole. Insomma, sono di nuovo attivo. Ho ripreso quasi tutti i filoni in mano e mi manca soltanto il più avanzato – m’attende un capitolo che oltre tutto sogno da molto. Gran bella cosa esserci vicino.

La mia narrativa è rinata e non ho alcuna intenzione di fermarmi.

Presto parlerò del percorso che ho di fronte, cari Vegli.



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