Andrea D’Angelo 2.0, scrittore • 12

Da questa settimana comincia la mia doppia avventura: da un lato la mia narrativa in italiano, dall’altro la mia saggistica in inglese. Complementari, mi eccitano e mi permettono di sognare. Non mi sono mai sentito così bene, di scrittura parlando.

24 Agosto 2020

Fine settimana di pianificazione. Amo questi momenti, in cui mi fermo e ragiono sul da farsi. Mi permettono di dare un’occhiata a ciò che sarà e a cosa realizzerò, perché non ho dubbi che riuscirò nei miei propositi, quali che essi siano.

Pianificare mi permette di sognare a occhi aperti. Di osservare il sentiero che m’attende, d’immaginarne gli ostacoli e le tappe, i traguardi. È bello. Poi si è pronti per partire e non resta che camminare.

Da buon montanaro, so che la vetta si raggiunge un passo dopo l’altro.

E che ciò di cui si gode è il cammino, non l’arrivo.

Tra oggi e domani calcolerò una deadline ragionevole per la fine della prima stesura de Il giorno dopo. Nel contempo, mi preparerò a ricominciare a scrivere non-fiction in inglese.

Il giorno dopo: deadline della prima stesura

Ragionamento concluso.

Finora ho scritto 24 capitoli, che in media contano 7.500 parole. Il totale delle parole scritte è perciò di 180.000. Ho seri dubbi che la media resti la stessa, perché son trascorsi 15 anni da quando scrissi la prima metà del romanzo. Sono cambiato – nel mezzo ci sono anche i cinque anni di scrittura di Senzanome.

Il mio modo di narrare dovrebbe essere ancor più denso e sono arrivato a giudicare l’essenza delle scene in modo piuttosto drastico: serve? No, tagliare. Eppure qualcosa mi dice che potrei “dilungarmi” in altri aspetti. La verità? Non ho la più pallida idea di quanto scriverò.

Grazie al taglio di uno dei fronti d’azione – il secondo destinato agli Uomini: prima vittima del mio nuovo approccio – ho ancora 18 capitoli da scrivere, ovvero 7 meno del piano originale. Moltiplicandoli per 7.500 parole significa ancora 135.000 – calcolo assolutamente empirico.

La questione è: in quanto tempo posso scrivere 135.000 parole? Diciamo che di prima stesura parlando sono capace di 1.000 parole l’ora – al momento; sono ossidato. Le ore che posso dedicare alla scrittura settimanalmente sono tra le 20 e le 30, ma metà di esse – e inizialmente forse di più – sarà dedicata agli articoli di Medium.

Come sono aduso, calcolo la deadline nel solco della peggiore delle ipotesi – che non è mai la peggiore, perché esistono sempre periodi in cui non riesco a scrivere nulla per via degli impegni. Lo scenario è di 10 ore, ovvero 10.000 parole a settimana. Il conto ammonta quindi a 13/14 settimane per terminare la prima stesura.

Siamo nella settimana 34, quindi il calcolo comincia con la 35. Se tutto va come previsto, finirò nella settimana 48, ovvero a fine novembre 2020. La prima stesura.

Naturalmente, essendo il calcolo basato su previsioni “normali”, che non spingono sull’acceleratore e che nel contempo impongono costanza, spero di finire prima. Si vedrà. Dipende da molti fattori.

Deadline prima stesura de “Il giorno dopo”: 29 novembre 2020.

Medium: il nuovo inizio

Alcune settimane fa mi ha chiamato un “top writer” di Medium, un australiano. Non so esattamente perché l’abbia fatto, ma voglio credere a quanto mi ha detto: “Don’t stop writing on Medium”.

M’ha chiamato per incoraggiarmi, così m’ha detto. La chiamata è scaturita da una domanda tecnica, strategica se volete, che gli ho posta in una nota privata; ci scriviamo da qualche tempo. Non m’aspettavo una chiacchierata così lunga – siamo stati lì per più di un’ora. È stato divertente e, soprattutto, costruttivo. Mi ha dato alcune dritte e ha sciolto alcuni dubbi amletici che avevo.

Il risultato di quel dialogo dovrebbe dare i suoi frutti nelle prossime settimane, dato che sono pronto per ricominciare a scrivere su Medium, essendo arrivato dove m’ero ripromesso con la mia narrativa in italiano.

È un punto di partenza, ma è anche un punto d’arrivo.

Sono stato assiduamente presente su Medium durante i primi sei mesi del 2020. Fino a marzo ho letto, letto e letto… Tra i 300 e i 400 articoli circa varie tematiche, anche se molti incentrati sulla scrittura e, nello specifico, sulla scrittura di saggistica in inglese – non-fiction.

Poi, a marzo, ho fatto il mio primo passo: ho scritto il mio primo articolo. E poi il secondo, il terzo e così via. (Il secondo ha fatto il botto ed è stato curato dagli editor di Medium: è questoversione originale.) Non ne ho scritti molti, trentatré, ma sono stati sufficienti a prendere dimestichezza con quel tipo di scrittura. È tutta un’altra cosa, e per la lingua usata e per il tipo di scritti. Rispetto alla narrativa, sono un altro tipo di bestia da domare.

Ho imparato molto in breve tempo. A luglio, però, ho deciso che qualcosa doveva cambiare, che era il momento di fare un passo significativo in avanti, se volevo che l’attività si traducesse in redditizia. Ho già guadagnato qualche dollaro, ma l’impegno che devo profondere per scrivere articoli in inglese che valgano il tempo di chi li legge non è direttamente proporzionale a “qualche dollaro”.

Avevo bisogno di una strategia che avesse un senso. E ora ce l’ho.

Come già dicevo, il mio obiettivo, prima di pubblicare la mia prima richiesta d’ammissione come scrittore – submission – a una delle pubblicazioni cui è bene ambire, è produrre 6 articoli.

Mi serviranno da palestra per entrare nella forma mentis adeguata. In primo luogo il modo in cui sceglierò di cosa scrivere cambierà. In secondo luogo cambierà l’approccio al testo. L’obiettivo è scrivere articoli tra i 5 e i 7 minuti di lettura – ovvero tra le 1.000 e le 1.400 parole.

Quanto tempo ci metterò a farmi accettare non si sa: può andarmi bene subito o posso metterci molto tempo – cosa che importa relativamente, perché ciò che non viene accettato da una pubblicazione può sempre accettato da un’altra (sono già scrittore di 5 di esse e alcune hanno parecchio seguito). Nel “peggiore” dei casi, si pubblica l’articolo dietro il cosiddetto PayWall, ovvero autonomamente: dietro il muro dedicato ai sottoscrittori, cosa che permette a chiunque di guadagnare denaro con i propri articoli – ma così, credetemi, sono spicci.

Ci sono top writer che hanno una propria pubblicazione e vengono letti perché hanno un nome. Pubblicano per conto loro, ma hanno più di 100.000 lettori che li seguono.

L’australiano che mi ha chiamato guadagna attorno i 3.000$ al mese. C’è chi guadagna a quattro zeri. Che non vi luccichino gli occhi: la percentuale di scrittori che superano i 100$ al mese è pari al 5,7%. Sono un’esigua minoranza. Giudicate voi.

Il mio obiettivo? Entrare a far parte di quel 5,7% nel minor tempo possibile. Da lì comincia un’altra storia…

La quantità di articoli che pubblicherò sarà di 2 alla settimana. e, credetemi, il ritmo è impegnativo per un non nativo, che scrive in lingua straniera. Costa, anche se miglioro sensibilmente.

Un altro degli obiettivi è sciogliermi a sufficienza da poter scrivere con maggior confidenza e potermi finalmente esprimere come posso e so fare in italiano. Una maggior quantità di articoli e una maggior velocità saranno conseguenza e così otterrò un minor dispendio di energie e più tempo per scritture altre.

Ciò detto, ve lo dico in tutta sincerità, mi diverto un sacco su Medium!

Commenta