Cambio di programma • 23

Da “Il giorno dopo” a “Senzanome”

Photo by Clay Banks on Unsplash

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19 Ottobre 2020

A

Le ultime settimane mi hanno dimostrato che l’idea di produrre narrativa nuova mentre sono impegnato quasi a tempo pieno su Medium era una pretesa bell’e buona.

Non ne ho il tempo. La conseguenza è che ho deciso di mettere di nuovo in pausa “Il giorno dopo”, che pure m’è servito per dimostrarmi che sì, sono ancora in grado di scrivere narrativa.

Il mio unico problema è il tempo.

20, massimo 30 ore la settimana di scrittura sono troppo poche per riuscire a fare qualcosa di buono, considerando che me ne restano sì e no meno di 10 per la narrativa.

La tendenza è massimo 5 ore la settimana dedicate alla narrativa. Decisamente. Troppo. Poco.

Al momento, infatti, non scrivo soltanto articoli, li scrivo in italiano e li traduco all’inglese, per ottenere risultati superiori. Col tempo tornerò alla produzione diretta in inglese, ma è evidente che in fase di prima stesura l’italiano ha diverse marce in più. Poi la questione è imparare a tradurre a dovere in un inglese che sia… inglese! No “itanglish”.

A questo aggiungete che sono nel bel mezzo del corso di Todd Brison e Tim Denning e la cosa porta via il suo tempo, oltreché impegnarmi su differenti fronti in cui devo crescere, se voglio ottenere risultati.

Ergo, la mia menta è tutta compresa nella nuova sfida.

Aggiungo l’esperienza del romanziere. La produzione di nuovo testo necessita una presenza piena, costante, e non è certo questo il modo di scrivere la seconda parte della bozza de “Il giorno dopo”, che è meritevole di maggior attenzione.

Ho raggiunto un ottimo risultato grazie alla Transazione e ho scritto alcuni nuovi capitoli che hanno sottolineato il potenziale di cui sono capace – maggiore che in passato? Forse sì. Perché rovinare tutto per forzare un progetto in tempistiche che non gli rendono giustizia?

Non ha senso.

L’idea di restare fermo lato “romanzi”, però, non mi piace nemmeno un po’. La narrativa è chi sono, i miei romanzi rappresentano la mia più alta espressione.

Quindi?

Senzanome

Di nuovo forte, di nuovo gonfio d’illusione e passione, torno alla mia passata rivoluzione.

Senzanome” è un romanzo che m’è costato 5 anni di scrittura. È già un gran bel testo, ma ha bisogno di un’ultima, mirata revisione affinché possa brillare di luce propria.

Ora, dopo una decina di mesi di scrittura in inglese e di “content-writing”, ho acquisito una sintesi che non m’era propria e di cui abbisognavo.

La mossa di Medium e dell’inglese è stata consapevole, lo scrissi in un articolo che è datato 25 marzo, intitolato “Why Writing in English?”, per l’appunto.

Ricercavo la sintesi che una simile scrittura m’avrebbe donato.

Sento di poter migliorare ancora, ma è una questione relativa allo scrivere articoli e ottenere risultati superiori. Non ho sufficiente esperienza, ancora. Il margine di miglioramento è ampio.

Todd & Tim stessi hanno stabilito una meta chiara per sentirsi ferrati in quanto si fa: 100 articoli scritti e pubblicati. Finora sono arrivato a pubblicarne una quarantina.

È certo: sono avvantaggiato in molti aspetti, perché la scrittura è una mia seconda pelle ed esistono questioni che sono comuni a fiction e non-fiction, per restare nell’ambito delle definizioni inglesi. Ad esempio, lo storytelling di cui tanto si parla nella non-fiction è cosa mia. Sono un romanziere, so come raccontare storie!

Eppure vi sono altri aspetti in cui sono un novizio o quasi, dato che 40 articoli sono già qualcosa. Imparo velocemente quando m’interessa la materia – sono ottuso quando no – ma non posso prescindere da una certa quantità di pratica per dirmi “pronto”.

Cosa comporta questo discorso per “Senzanome”? Che è un testo già bell’e limato, ma che è affetto da una mancanza di sintesi in alcune sue parti.

Qual è il mio progetto per questo romanzo? Pubblicarlo nel miglior modo possibile. Credo nel suo valore, credo in quanto ho fatto, nel modo in cui è scritto – al lordo dell’ultima revisione che attuerò, che lo migliorerà ulteriormente.

Senzanome” è stato e sarà una svolta.

Perché non l’ho finito prima, dunque? L’ho scritto prima di crollare, poi vi ho girato così tanto attorno che è diventato ostico, ricordandomi molte cose spiacevoli. I miei pensieri più cupi e pessimisti.

Quando mi sono rialzato, nel 2018, era troppo pesante da affrontare di nuovo. Questa è la verità. Ciò nonostante lo feci leggere, ma senz’alcuna intenzione di rimettervi mano a breve.

Oggi, invece, riesco a sentirlo di nuovo. Così, a due anni di distanza, sono di nuovo forte e agguerrito.

Ho deciso di cominciarne la revisione, proprio perché è l’ultima, dacché lo consideravo già bell’e fatto. Quanto è emerso dalla lettura del caro ragazzo, capace – sentiremo parlare di lui, non ne dubito – è che c’è un sensibile margine di miglioramento in una sua parte.

Fatto 30, farò 31. In fondo sono stati cinque anni di scrittura, oltre tutto soffertissima. Mi sono dovuto reinventare, perché non è un Fantasy. All’inizio è stato difficilissimo. Un po’ erano le crepe della crisi che cominciavano ad allargarsi, un po’ era proprio una grossa sfida per me.

Se mi seguite da un po’, però, sapete anche che ho bisogno della sfida nella sfida o scrivere non mi stimola. Questo è stato quel romanzo. Una grande sfida!

La considero vinta. Per considerarla vinta alla grande mi manca quest’ultimo passaggio. Mai processo fu più saggio. È passato molto tempo dall’ultima revisione; anni. Quindi più freddo non potrei essere: la cosa è buona e giusta.

Inoltre, e scusate se è poco, è un testo quasi pronto. E vorrei riaffacciarmi sulla scena, ora che so e sento di averne di nuovo la forza.

Del resto, come ho sempre detto, se ho la stoffa per qualcosa, è per questo. E non ho più la minima intenzione di starmene con le mani in mano – come avrete capito dalla quantità di cose che sto facendo.

Non credo ci voglia molto tempo per questa revisione – compatibilmente con quanto posso investirne. Il vantaggio che ho è che posso affrontarla a pezzi, proprio perché il passaggio richiede lo sfrondare. Nient’altro. C’è già tutto, non devo considerare alcun dettaglio fuori posto; soltanto di non far saltare quelli che già ci sono. Non è la caratterizzazione, non è niente. È solo e soltanto la scrittura.

È pronto, ma guadagnerebbe potenza con una migliore… sintesi!

Avete capito?

Il mio percorso ha un senso e non mi pare proprio che il lavoro fatto vada tenuto in un cassetto. È sciocco, è sterile ed è da codardi. E se c’è una cosa che ho capito da quando mi sono rialzato è che non ho più voglia di nascondermi. Costi quel che costi.

Sono pronto. La scrittura m’aspetta.

Capitolo 2: “Mattia”

Stasera ho riletto questo capitolo, che è quello che introduce il protagonista.

L’ho letto ad alta voce e m’è sembrato quasi perfetto – per quanto io possa considerarlo tale. Del resto, credo che le revisioni ammontino a una trentina perlomeno… Ma chi lo sa? È probabile siano molte di più. Il succo è: tante.

C’era un paragrafo che andava sfrondato da tempo, uno di quei vezzi che l’Andrea 1.0 si concedeva e che l’Andrea 2.0 che sono oggi guarda con un sorriso di comprensione, ma fa fuori nell’istante successivo, quello in cui il sorriso muta in un ghigno.

“Se non servi a elevarmi, muori”, chiarisco. “Senza rancore.”

Addio. Goodbye. Adios!

Fatto in modo impietoso. E la cosa mi ha dato pure una certa soddisfazione. Non devo avere pietà, devo pensare al risultato finale, non a quanto mi sia costato arrivare a quel punto in passato.

Chissene frega. Conta il risultato.

Vorrei giocarmi questa carta alla grande. L’eccitazione che sento, oltre tutto, non è comune. Così come mi sono esaltato con alcuni capitoli de “Il giorno dopo”, ora sento che l’idea di reimposessarmi di “Senzanome” è meravigliosa.

Il punto è: so di avere un certo valore come scrittore, ma affinché quel valore emerga nella sua forza deve mantenersi costante durante l’arco della storia.

Pretendo la mia eccellenza, prima di presentarmi a chicchessia.

A chi mi presenterò? Sorpresa.

Domani darò un’altra letta a questo secondo capitolo, perché alcune cose, leggendo, mi son sembrate… Non lo so, ritengo possano essere più incisive. Ancor più fluide.

Considerando che è il secondo capitolo, sarebbe il caso rasenti la perfezione, già che ottenerla è impossibile. Ma il punto di partenza, mi ripeto, è alto. Quindi posso assurgere a vette ambiziose.

Buonanotte.


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