Come gestire più progetti di scrittura

Dopo mesi di scrittura su Medium è il momento di stabilire precise priorità e punti di forza, per spiccare il volo. Se il tempo è poco, usalo bene.

27 Giugno 2020

Quando uno scrittore deve gestire più di un progetto alla volta, le cose cominciano a complicarsi. È banale dire che è opportuno usare bene il tuo tempo, se ne hai poco.

Ma non disperare: è sufficiente. Credimi, se t’impegni a scrivere quotidianamente, i giorni in cui ti sarà impossibile non ti frustreranno e saranno pochi. La tua scrittura guadagnerà coerenza, spessore e i tuoi progetti progrediranno.

Troppo lentamente? In primo luogo se aspetti che i tempi siano perfetti, allora smetti. In secondo luogo devi scrivere con abnegazione, affinché i tempi migliorino. Ovvero, con costanza, un atteggiamento positivo e con una direzione chiara in mente.

Ogni maestro che si rispetti applica ciò che predica a sé stesso, prima di predicare. Che il mio caso ti serva d’esempio.

Sbrogliare la matassa dei sogni e tendere il filo della tua scrittura

Se analizzo i progetti che ho “in cantiere” ne conto ben sei. Due romanzi, una trilogia, una serie di racconti, un’opera di saggistica, la scrittura di articoli sia in italiano che in inglese. Arriverà il giorno in cui potrò dire come Forrest Gump disse: “Sono un po’ stanchino”.

Ora, pero, è il momento di cominciare a correre.

Nel 2018 mi sono rialzato da una depressione strisciante. Nel 2019 ho cominciato a lavorare sul serio, ma ho fatto un sacco di fatica. Nel 2020 la fatica è sparita e ho accelerato. Oggi sono quello che ero molti anni fa. Anzi no, sono migliore: più umile.

Il blocco dello scrittore non esiste, ma chiunque può vivere una profonda crisi personale.

Dopo aver scritto articoli in inglese per sei mesi e, soprattutto, letto quanto gli aspiranti scrittori fanno fatica, ora ho una misura reale di cosa sono capace. Il mio crollo, durato anni, m’ha insegnato a non credermi inarrestabile. A prendermi maggior cura delle mie emozioni, a non sottovalutare le mie reazioni negative. Eppure ora so anche che la mia non era una credenza: sono uno scrittore.

Quella è la mia verità. E come molti guru dello sviluppo personale dicono, è il caso di potenziare le tue qualità, non perdere tempo con le cose in cui sei mediocre per raggiungere al massimo la decenza.

Sono qui per questo. Scrivere è la mia vita per qualcosa. E non guardare in faccia la propria essenza è il modo perfetto di perdersi. Ci si può sempre ritrovare, ma quanto tempo si perde! Ne ho perso tanto.

Adesso devo organizzarmi.

Seguendo la stessa logica, esistono verità dentro la verità. Verità dentro verità dentro altre verità. Se la più grande è che sono uno scrittore – e se sei qui a leggermi lo sei pure tu o perlomeno te lo stai chiedendo – la seguente è che sono un romanziere.

Scrivere articoli in inglese su Medium è elettrizzante. Ambivo a un’audience internazionale. Su Medium ci sono più di cento milioni di lettori (e scrittori). È enorme e, soprattutto, pensano globalmente, non localmente. I riscontri sono stati gratificanti, oltreché edificanti.

Tutto bello, insomma, ma ahimè non sono e non sarò mai uno scrittore anglosassone. Sono italiano e la qualità tecnica che la narrativa necessita è troppo lontana dalle mie capacità in inglese.

Ho scritto alcuni racconti e continuerò. Ormai sono nati in inglese, continuerò in inglese. (Se avete voglia di leggerli, qui trovate la lista degli originali; li sto traducendo all’italiano e li potete leggere qui.) Sì, ho azzardato ed è andata abbastanza bene. Eppure sono lento, faccio fatica, la prosa non è delle migliori. Lo storytelling è l’unica cosa che è sotto controllo, perché non dipende dalla lingua utilizzata.

Non è al mio livello, insomma. Non riesco a esprimermi appieno. Inoltre i miei romanzi mi chiamano e non riesco a resistere. Amo quelle creature e devo rendere loro giustizia, dopo averle abbandonate.

Quando scegli le tue priorità, devi tener conto di chi sei. E di cosa vuoi dalla scrittura. Il mio sogno non è cambiato. Ambisco a essere un romanziere, a raccontare storie articolate, che scavano e cercano risposte profonde. Gli articoli sono divertenti, più immediati, “elettrizzanti” perché i riscontri sono immediati e continui. Ti tengono in vita, per così dire. Il lavorio nell’ombra è continuamente interrotto dalle notifiche.

Invece un romanzo è lungo da scrivere. Sono mesi di scrittura nell’ombra, e poi magari nessuno lo vuole, nessuno lo legge. E la nostra società è sempre più frenetica e vuole contenuti sempre più agili. Non soltanto in scrittura: notate la durata dei brani musicali.

Quindi, che si fa? Te lo dico di cuore: non ha alcuna importanza cosa vuole il mercato, a meno che tu non voglia raggiungere la fama scrivendo un saggio sulle tue unghie. Eppoi l’arte non è mai stata una questione di successo, sai? Ha a che fare con l’espressione, con la tua esigenza di dire al mondo chi sei e come la vedi. Il resto è contorno.

Non seguire quello che c’è lì fuori. Devi sapere cos’hai dentro, perché è la tua forza. Non hai speranza, se non usi il tuo potenziale. Ti resta soltanto la classica botta di culo… la cui conseguenza è che ti ritroveresti a dover replicare una cosa che magari non è nelle tue corde.

Sicuro conviene seguire gli altri quando si tratta di te stesso?

Scrivere è un atto intimo o non è nulla.

Preferisco la strada complessa, perché se seguo me stesso e riesco, allora il prosieguo sarà una gioiosa discesa. Vorrei vivere nella gioia di ciò che faccio per guadagnarmi il pane, sì – e la felicità la lasciamo ad altri, ché è un concetto sfuggente, sdrucciolevole come una pietra muscosa.

Priorità per verità dentro verità dentro altre verità

La scrittura mi porta a essere un romanziere, che a sua volta mi porta a… quel romanzo. Ce n’è uno che voglio completare più d’ogni altra cosa. È “Il giorno dopo” per svariati motivi, di cui parlerò in un altro post.

Non è quello che necessita meno lavoro per essere completato. Ne ho uno – “Senzanome” – che è praticamente finito. Eppure non riesco ad avvicinarmi senza sentirlo ostile. È il frutto della mia caduta e adesso non riesco a farlo mio di nuovo. Verrà il suo momento.

Ciò che importa è che quando decidi le tue priorità devi ascoltare cosa ti dice la tua essenza. Quando sai cosa senti nel profondo, passi l’informazione alla mente e le chiedi di ordinare il concetto.

Il pericolo è di cambiare idea di continuo. Ed è proprio quello che feci per molto tempo prima di crollare. Era un sintomo nel mio caso, perché avevo già scritto per vent’anni con direzione e intenzione. Non avevo una direzione chiara. Andavo a caso, perché non riuscivo più a sentirmi – né a sentire altro, a dir il vero.

Oggi sono quello d’un tempo e ho una forza in più. Se è vero, allora decido il progetto su cui concentrarmi e lo porto a termine nel modo più efficiente possibile. E non mi fermo finché non ho terminato. Non metto in discussione la mia scelta, perché è stata ponderata.

Sì?

Il messaggio dev’essere chiaro. Mettici quanto tempo vuoi a decidere cosa fare, ma una volta deciso, comincia e completa quel fottuto progetto.

Seguimi e avremo modo di parlare in modo esteso circa cosa significa essere uno scrittore professionista nei fatti, se ancora non lo si è per il mondo – cosa relativa. La mia passata esperienza autoriale, l’Editrice Nord, il Gruppo Longanesi, le finali del Premio Italia, i lettori… So di cosa sto parlando.

E come sapevo bene allora, so ciò che ha importanza e cosa no. Per questo non ho avuto problemi a voltare le spalle a tutto ed eclissarmi.

Per ora ascoltati. Decidi cosa senti di dover scrivere. Quando ti sei sentito, devi scrivere. E se stai già scrivendo, meglio. Attendi i miei prossimi post.

Uno scrittore scrive, è quella la parte più importante.

· ★ ·

La più grande conferma che Medium m’ha regalato è che tra scrittori si comunica. Professionisti, aspiranti, esperti o inesperti non conta nulla. Se vuoi essere uno scrittore, devi comunicare.

Qui sotto c’è la sezione dei commenti (soltanto il primo necessita della mia approvazione). Se preferisci la via privata, puoi scrivermi un’email.

Non c’è obbligo o colpa, se non ti va. Ti dico solo che mi farebbe piacere conoscerti.

Ciao.

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