Espressione

Sull’arrivare a caso e sull’esprimere al meglio

Photo by Johannes Plenio on Unsplash

· ★ ·

7 Giugno 2021

Il mio sogno di vivere di scrittura s’è infranto così tante volte che a forza di ricomporlo ormai mi ritrovo tra le mani un bicchiere mezzo rotto, più che mezzo vuoto. Non serve più a nulla.

Sono sempre in bilico tra il “poteva essere” e il “forse sarà”. A volte tra il “non è stato” e il “mai sarà”. Dipende dal giorno, dall’umore, da quello che scrivo.

Eppure sei stato a un passo. Eri bell’e fatto come romanziere”, mi dico. “Dovevi soltanto continuare come stavi facendo. Chissà dove saresti oggi…

Dove sarei oggi? Ma che razza di domanda è?

Quello che conta è dove sono, non dove sarei potuto essere. Con i “se” e con i “ma” non si fa la storia, si dice. Be’, forse sì: quella di chi avrebbe potuto e mai fece. Sempre una storia è, anche se non fa affatto ridere.

Oggi penso che la mia salvezza sia proprio quel bicchiere mezzo rotto. L’inutilità del vecchio sogno mi rende libero. Dalla sofferenza del passato ho tratto una forza che mi rende inarrestabile. Non m’incatenerò più, perché ora so quali sono le catene.

Le mie insicurezze.

· ★ ·

Questo periodo della mia vita ha il sapore di una fase decostruttiva. Eppure il cartello dice: “Under Construction. Cosa diamine sto costruendo, se sento di demolire? Non lo so.

Sono un cantiere aperto. Tutto qui.

Ho ripreso a scrivere con così tanto slancio che ho spedito un nuovo romanzo ai migliori editori italiani. A quegli stessi editori da cui son scappato a gambe levate.

Chissà a cosa spero di approdare: sono una cosuccia che sta a galla per miracolo e gli editori una sorta di enorme porto industriale che non sa cosa farsene di una barchetta a vela. Tu non sei una cosa spensierata. Sei espressione personale. Un ribelle che istiga. Ancora osi ambire a una letteratura che dica qualcosa.

Navighi timidamente verso l’imbocco di un’enormità che accoglie petroliere, mostri galleggianti stipati di container, transatlantici e ogni tanto yacht. Se sei piccolo, devi essere perlomeno un potente off-shore. Uno di quelli che fila via liscio come l’olio alla velocità dell’impalpabile. L’importante è che molti ti vedano passare e pensino tu sia davvero veloce.

La mia ormai è una resa incondizionata al Nulla Cosmico.

· ★ ·

Lo so, lo vedo che non c’è soltanto quello in giro. Ma vedo sin troppa carta straccia. Quintali e quintali di carta destinata al macero. Brilla chi brilla altrove, ormai.

Non è più tempo di romanticismo: o stai bene all’interno di una scatoletta con led che sbrilluccicano variopinti o è meglio che quell’elegante, massiccia, solida cassa di legno che ti sei costruito attorno finisca in soffitta o nello scantinato. Si merita la polvere.

Non c’è più posto per chi s’immagina un mondo che vada a una velocità normale. Chi ancora crede al potere della parola sentita, meditata e maneggiata con l’amore e la cura che si merita è un disadattato. Alla meglio uno che non farà mai strada.

Scuotono pure il capo con condiscendenza. “Non hai capito. Quella cosa è morta. Tu sei uno zombie che cammina. Sei uno di quelli che se sparisci è meglio. Non tormentarci con la tua presenza.”

Capirai”, penso io. “Vi ho spedito un romanzo in sedici anni. E non ne ero nemmeno tanto convinto.” Insomma, non è che il mio sogno fosse il porto d’Amburgo. A me piaceva l’idea di un’isola di pirati, ecco.

Vero. L’attesa è soltanto iniziata; e non voglio parlare di questo.

Cosa farò con la mia vita? Me lo chiedo. E in un certo senso mi dico che stavolta sarà tutto diverso. Penso a se mi pubblicheranno e avrò successo? M’interessa fino a un certo punto. Sarebbe più comodo così; di certo più divertente. Tuttavia so perfettamente che la pubblicazione non cambia la vita a nessuno. Entri a far parte di un’élite formata da un’altra minuscola élite e un’enorme maggioranza di persone che ricadranno nell’oblio di lì a poco.

“Tu non sei un off-shore, bello!

Già. Sono una barchetta a vela. Non faccio rumore, mi muovo timidamente in un mare agitato. Quand’è tempestoso è meglio che resti ormeggiata e che i frangiflutti mi proteggano. Che Nettuno ce la mandi buona!

· ★ ·

Sai cos’è il mondo là fuori, tu che vuoi vivere di scrittura?

Un oceano con onde gigantesche tormentato da uragani. Ma dove vuoi andare, piccola illusa? La tua fragile vela bianca verrà strappata e portata via da venti violenti e impertinenti, persino beffardi. Vuoi davvero vivere una cosa così? Farti lacerare e maltrattare, sballottata qui e là mentre la spuma rabbiosa di un mare troppo forte ti colpisce e colpisce ancora, finché non ti spezza? E poi t’inghiotte e risucchia sul fondo, ove giacerai per il resto della tua triste, inascoltata morte?

Vuoi regalare la tua verità a un simile leviatano?

Già. Erano riusciti a convincermi che questa fosse la verità. Mi ero eclissato, perché ferito, impaurito e poco a poco m’ero persino ulteriormente lacerato. Del resto non esistono peggiori pene di quelle che ci s’infligge da soli.

Ahiloro, sono sopravvissuto e ho scoperto che una barca a vela non affonda mai. La devi distruggere contro le secche di qualche basso fondale, mentre quelle onde gigantesche possono soltanto spaventarla, rovesciarla, ma non affondarla.

Finché avrò voglia di parlare, la mia voce non si spegnerà più.

È molto semplice. Non m’interessano le chiacchiere sui corsi di scrittura creativa. I guru. I mentori. Le celebrità. I social network. Le strategie di marketing. Le orde di lettori. I mille veri fan e tutte le teorie della Stracazzola & Co. Qualcuno che creda in me, forse? No, nemmeno.

Non abbisogno di nessuno per scrivere.

Devo soltanto scrivere, se ciò che desidero è scrivere.

Scrivo, quindi sono.

· ★ ·

Se una casa editrice crederà in me, ringrazierò e sarò felice di lavorare coi suoi professionisti. Sono un veterano, però, e l’oceano di cui mi racconti per impressionarmi non mi fa più alcun effetto. Il mio obiettivo non è più attraversarlo ed essere accolto da una folla sbavante al mio arrivo. Voglio soltanto veleggiare.

Eppoi capisco quando esageri, so quando sconfini nell’inverosimile – così come so quando voli basso per convenienza.

Quindi togliti subito dalla testa l’idea. Smettila prima di cominciare. Rinuncia. Non è così facile prendermi in giro, sbandierandomi in faccia chissà quale orizzonte.

Puoi urlare “Terra!” dalla coffa, scrutandomi di sottecchi, se ti piace recitare. Fa’ pure, ma guarda che lo so che quella sottile linea luminosa è l’alba e non mi stai portando da nessuna parte. È da così tanto tempo che solco i mari ammantato da un notte perenne, che non agogno più la luce. Mi piace, ma vivo anche nell’ombra.

L’unico orizzonte che ho di fronte è quello che sarò capace di raggiungere camminando da solo, saldo nel passo, fermo nel proposito, visionario nella direzione. Seguirò solo e soltanto me stesso: un vero rivoluzionario, di questi tempi!

Seguirò me stesso, perché so che la mia verità alberga nel mio profondo, così come quella di chiunque altro è una faccenda interiore. Fuori non c’è nulla. È la mia essenza, non quella del mercato, della logica, della convenienza, del pifferaio magico di turno.

Sarò espressione, non derivazione.

A me interessano tutti coloro i quali sono ancora interessati a sognare. Amo i lettori che ancora leggono per passione. Amo chi scrive perché mosso da qualcosa che non ha nulla a che fare con l’arrivare a caso e tutto con l’esprimere al meglio.

Scrivendo non si arriva da nessuna parte.

Si viaggia.


Iscriviti alla newsletter!




Commenta