I danni dei “maestri” e i giovani

"Se non si è pronti a sbagliare, non si produrrà mai nulla di originale."

Photo by Yannis H on Unsplash

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8 Febbraio 2021

Come diceva il compianto Ken Robinson: “If you’re not prepared to be wrong, you’ll never come up from anything original.

È così: “Se non si è pronti a sbagliare, non si produrrà mai nulla di originale.”

Il modo in cui i giovani devono scoprire il proprio potenziale è *in autonomia*. Se guidati, il Maestro deve avere chiaro in mente il suo intendimento. Invece io vedo bizzeffe di presunti esperti che si arrogano il diritto di sapere cos’è bene per i giovani, quando si tratta di creatività.

E come mai? Perché conoscono a mena dito le regolette. Le idolatrano. Le considerano “conditio sine qua non”.

Fuffa.

Il nostro sistema educativo è un disastro: distrugge gran parte del potenziale dei bambini e dei ragazzi. Del resto è austroungarico: ha fatto il suo tempo. E ormai esistono esempi contemporanei migliori ed efficaci, come l’intero sistema educativo finlandese.

📌 A me, però, preme la parte che ha a che fare con la letteratura in questo momento (che sin troppi si ostinano a definire “scrittura creativa”).

Una giovane deve poter scoprire il proprio potenziale da sola. Non esiste altro modo virtuoso. Chiunque lo sostenga o ignora – ed è grave se vuol insegnare – o mente a proprio vantaggio.

A me non piace pensare che la gente usi i giovani, quindi propendo sempre per la prima delle due ipotesi – e probabilmente in taluni casi m’illudo.

Ciò che vedo è una schiera di creativi *mediocri* che si arroga il diritto d’insegnare la creatività ai giovani, che ne possiedono tonnellate più di loro.

“Ma no”, protestano. “Lo sappiamo. Gli insegnamo a esprimerlo, quel potenziale!”

WROOONG!

(Consideratela una parola onomatopeica simile al suono di un gong. 😁 )

A me i mentori, i corsi di scrittura creativa, le regolette e in genere tutti coloro i quali pensano di poter dire ai giovani *come* esprimere la propria creatività in modo mirato, “lavorando” sul caso specifico, fanno venire l’orticaria.

Torno a bomba su Ken Robinson, dunque.

Un giovane deve farsi le ossa *da sola*. Di letteratura parlando, i “maestri” dovrebbero soltanto preoccuparsi d’insegnarle grammatica, sintassi e l’amore per la lettura.

Tutto il resto è di troppo e fa danni.

Non è un caso che oggi ci siano schiere di cloni e di scolaretti pedanti dello “show, don’t tell” che spuntano come funghi, ma che di letteratura non se ne veda quasi l’ombra.

State formando un esercito di frustrati del punto di vista!

I “maestri” vogliono *incanalare* il potenziale.

Qual è il canale giusto?

Chi ha detto che dev’essere incanalato a quel modo?

Chi ha detto che il canale dev’essere uno soltanto?

Chi sono mai, questi “maestri”, per pretendere d’insegnare in che modo una persona si esprimerà per il resto della sua vita?

Perché sì, raggazze e ragazzi, quello che stanno facendo è gettare una colata di cemento attorno alle vere basi del giovane e imprigionarlo nel progetto che loro pensano d’aver visto.

🤦🏽‍♂️

Mi viene da piangere.

Ritengo l’impostazione del discorso “incanalare” errata e dannosa.

Un Maestro dovrebbe insegnare l’esatto contrario dell’incanalare: dovrebbe insegnare a espandersi, a esplorare, a sbagliare e sbagliare ancora. Ad andare contro le regole, a schiantarsi contro muri di critiche e criticoni, finché l’enorme forza espressiva di quella giovane, meravigliosa creatura non sarà più indifferente a nessuno e non si sarà appiattita su un “così si fa, anche se a modo tuo”.

Ma cosa significa fare le cose a modo proprio secondo le regole altrui? Non l’ho ancora capito.

Ciò che i “maestri” odierni fanno, in gran parte e pur se concedendo loro “buone intenzioni”, è amalgamare le nuove voci a quelle esistenti.

In una parola, triste.

😞

Ken Robinson diceva (traduzione): “Dobbiamo abbandonare quello che è essenzialmente un modello industriale d’educazione, un modello produttivo, che si basa sulla linearità e sul conformismo e sul dividere le persone in gruppi. Dobbiamo passare a un modello che si basi di più sui principi dell’agricoltura. Dobbiamo riconoscere che la fioritura umana non è un processo meccanico, è un processo organico. E non si può prevedere il risultato dello sviluppo umano. Tutto quello che puoi fare, come agricoltore, è creare le condizioni in cui inizieranno a fiorire.

Per l’appunto: grammatica, sintassi e amore per la lettura.

Tutto il resto è dannoso conformismo.

Ciao! 🖤

Ken Robinson, originale (nel caso in cui avessi tradotto male qualcosa): “We have to go from what is essentially an industrial model of education, a manufacturing model, which is based on linearity and conformity and batching people. We have to move to a model that is based more on principles of agriculture. We have to recognize that human flourishing is not a mechanical process–it’s an organic process. And you cannot predict the outcome of human development. All you can do, like a farmer, is create the conditions under which they will begin to flourish.


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