La scrittura preserva la sanità mentale

Sul perché chiunque scriva non dovrebbe mai smettere

14 Agosto 2020

Prima o poi tutti attraversiamo una crisi personale. Cause esterne e concomitanti sono sempre a portata di mano, ma rappresentano soltanto la goccia che fa traboccare il vaso. Siamo costretti ad ammetterlo: per una qualche ragione abbiamo chiuso col passato e il nostro io spinge per un cambiamento.

Tali periodi di crescita incidono sulla nostra creatività, così come altre tessere del complesso puzzle che siamo. Le crisi sono un tempo di trasformazione.

“ La crisi è l’espressione del dolore represso; emerge sempre. Ti porta a riflettere e alla guarigione. ” — Bryan McGill

A volte per sopravvivere rompiamo qualcosa dentro di noi. Se questo qualcosa è la nostra arte, la scrittura, e scriviamo da una vita con costanza, i problemi sono appena cominciati.

Crescere

La scrittura è la mia vita, perché la mia vita è stata scrivere. Ho cominciato a 14 anni. Un po’ tardi, dacché molti scrittori eccezionali sono stati precoci a leggere e scrivere. A ogni modo quello sono io, un treno in ritardo rispetto al riferimento cui spero d’appartenere.

Soprattutto, chi ha detto che io sia eccezionale?

A questo punto del qui presente, trito racconto su di me la solita domanda sorge spontanea: sarò in ritardo anche all’appuntamento con la morte? Non esiste risposta e sospetto la riceverò in ritardo.

Quand’ero bambino, mio padre mi rimbrottava spesso: “Non si capisce niente. Spiegati!” Posso ancora sentirmi arrossire. Ogni volta mi vergognavo e deprimevo. Lo ammetto, ciò che stavo dicendo suonava come antico egizio e lo sapevo.

Poi c’è la buona, vecchia generazione, irrecuperabile nella sua innocente ignoranza. Oggigiorno noi genitori conosciamo di più l’importanza della buona comunicazione con i nostri figli e sappiamo quanto influisca sulle future persone che saranno; la scienza ce l’ha insegnato – be’, almeno a una parte di noi. Mio padre voleva che diventassi un ingegnere edile e continuassi la tradizione familiare di costruire case. Purtroppo, con quel suo persistente, pubblico sottolineare l’incomprensibilità dei miei racconti mi rese uno scrittore.

Povero papà, aveva sognato imprenditoria e ricchezza per me, la vita gli ha servito un artista idealista che si barcamena in qualche modo. Ironico, vero? Ho imparato che alla vita piace prenderci in giro.

In qualità di Capricorno, le persone mi hanno sempre detto che “siamo” testardi, a cominciare da mia madre – che mi conosceva bene, sicché se uno più uno fa due… La mia replica piccata al racconto preconfezionato è sempre stata che non credo nello zodiaco, solo nello Scorpione, dopo aver vissuto mia madre, la mia ex e ora mia moglie. Sospetto.

Chiamami illuso, se così ti pare, ma credo il mio percorso non sia dato da una qualsivoglia forza superiore appartenente all’Universo, anche se siamo soggetti a leggi universali. Sono io a crearlo, perché io sono il creatore. Siamo tutti creatori, se soltanto osiamo creare. Mio padre dovrebbe saperne qualcosa.

Forse una vita spesa a sognare e visualizzare grazie alle parole è soltanto una reazione. O forse quelli tra voi che amano lo zodiaco hanno ragione ed era scritto nelle stelle – che poetico. Fa lo stesso, il punto è che non potevo soltanto imparare a esprimermi meglio, dovevo diventare uno scrittore.

Abbastanza testardo?

Spesso, a lato del mio sentiero c’è un uomo seduto su una roccia con le gambe incrociate, i suoi occhi sono chiusi e un accenno di sorriso gl’increspa la bocca mentre mi avvicino. È saggio. Ora mi sta dicendo che una persona reagisce se colpita là dove le duole davvero. La mia non era una reazione veemente, perché ero già uno scrittore.

“ Eppure può vedere il mio futuro. A proposito del mio passato sorride soltanto. È il mistico del miglio mistico ” — Robben Ford, Il miglio mistico

L’arte ci sceglie, come ho già avuto modo di scrivere in “Romanzieri si nasce”.

D’accordo, ma un simile presupposto non rappresenta forse un percorso prestabilito? No. La vita è un labirinto sterminato con innumerevoli porte chiuse a chiave alla fine delle sue molte vie. Tutti noi iniziamo il cammino portandoci appresso un grosso mazzo di chiavi e lungo la strada ne scartiamo alcune per alleggerire il fardello. Sta a noi trovare la porta che prediligiamo e conservare la chiave che l’apre.

Quando scrivo, sono. Questa è la mia chiave, e l’ho quasi perduta una volta.

La scrittura è un forma d’essere. Ti riempie sottopelle, così come la materia oscura riempie l’Universo. In qualche modo ti completa, equilibrando mentre governa silenziosa. È una possessione subdola e il sintomo della presenza dell’ospite è leggere molto. Quando ormai sei spacciato, ti scopri girovagare in una libreria: “Quand’è che sono entrato qui?” Un’ora più tardi l’episodio mostra i suoi devastanti effetti sul cervello: “Perché diamine ho sei romanzi in mano?!” Finché ti arrendi: “Posso leggerli per scoprirlo. Forse è un segno…

Uno scrittore è consapevole dell’ospite, a cui comincia a parlare per mera curiosità mentre si fa adulto. “Chi sei?”

“Chi, io?”

“Non c’è nessun altro lì dentro. Cosa vuoi da me?”

“Qualsiasi cosa tu voglia. E a proposito dell’essere soli qui dentro–“

“Insisto. Chi sei?”

“Sono te.”

“Ah.” Una pausa meditabonda. “E gli altri?”

“Sono te.”

A questo punto sei a un crocevia: sei pazzo o non lo sei, ma tutti quelli che ti circondano non si comportano come te. Di conseguenza lavori l’ospite ai fianchi e cominci a scrivere. Chi lo sa? Magari è un segno.

Hai presente il folle che dice a sé stesso di non esserlo? Quello. Lo stesso folle che si chiede cosa significhi “pazzo”.

Pazzo significa perso e irraggiungibile

Non soltanto io, anche la mia arte era rotta. La sensazione era di perdere la presa su tutto. La crisi era sopraggiunta, mi aveva storpiato e non avevo alcuna volontà di scrivere alcunché. Sembrava tutto così privo di senso. Più ci pensavo, meno capivo.

La confusione era la mia maestra.

Quando una persona perde la presa sull’essenza della propria vita, i significati scivolano tra le dita e cadono al suolo, esplodendo in mille pezzi. La cosa rende arduo risollevare la testa. Ciò che è sempre stato chiaro, ora è sfocato. E la strada baciata dal sole s’addentra in una foresta tetra, ove le ombre ti circondano.

È un posto spaventoso.

Gran parte della sua insopportabile pressione è causata dal non scorgere la fine del sentiero. Il labirinto ti si stringe addosso. Non c’è luce più avanti, scorgi soltanto ombra e sei assediato dall’umidità. Forze ancestrali ti schiacciano a terra, trasformando una camminata in una tremenda scalata.

Non c’è fine. Non c’è soluzione. Nulla.

A peggiorare le cose, ci pensa il fatto che uno scrittore è abituato a farsi strada grazie alla scrittura. Gli ostacoli nel labirinto sono innumerevoli e forze sovrannaturali danno loro forma. Grazie all’arte lo scrittore pone domande e si risponde, approfondisce e scopre, si spiega il mondo e sé stesso.

Privato di essa, mi sentivo perso e irraggiungibile.

La mia chiave non si trovava.

Una volta in quel limbo non pensi con chiarezza, ma non lo sai. E così continui a masticare il passato in un circolo infinito che ti lascia la sola energia per andare alla deriva, fluttuando grazie a un qualche istinto di sopravvivenza.

“ Il momento in cui sei più confuso è quando tenti di convincere il tuo cuore e il tuo spirito di qualcosa che la tua mente sa essere una menzogna. ” — Shannon L. Alder

Come possiamo ritrovare la chiave?

Un’amica una volta mi disse: “L’angoscia dipende dall’essere sbilanciati verso il futuro, la depressione verso il passato”. La soluzione è stare nel presente. Almeno, lo è stata per me.

Ma che cos’è il presente? Come possiamo usarlo per riequilibrarci? “Da cosa comincio, se tutto è rotto?” mi chiesi. La risposta fu netta: vivi come se non esistesse un domani.

Quando vivi una crisi personale sei perso, semplicemente. Te ne stai lì, seduto a capo chino a lato di uno dei numerosissimi passaggi del labirinto, struggendoti in silenzio. Ripercorri i tuoi passi ancora e ancora in cerca della chiave, e speri che nessuno ti veda così spaventato.

Il prossimo può soltanto farti sorridere un po’, ma un simile, fugace evento costa uno sforzo per dissimulare il tuo stato, sicché preferisci evitare i contatti. Poco a poco cadi sempre più a fondo nella tua insensata ricerca. E comunque un sorriso dura qualche attimo, poi scende la notte e tu fissi il soffitto anziché addormentarti.

Era un macello. Pensare troppo era soltanto uno dei problemi. Ad esempio, un altro era che non chiudevo i concetti. Ciò che mi sovvenne, per essere onesto piuttosto tardi, fu che sapevo come sbarazzarmi della confusione: scrivere. Ovvero la soluzione era ciò che non volevo fare.

Non scrivevo da anni. Non con l’atteggiamento giusto e con abnegazione. Quello era scherzare, non scrivere. Le parole fluivano, ma le percepivo inutili. Mi fissavano inascoltate, rabbiose, facendomi sentire ancor più frustrato. “Un risultato così insulso!” pensavo. Sembrava un ammasso informe di caratteri inconcludenti. E andai molto vicino a distruggere tutto ciò che avevo costruito.

La scrittura è uno specchio: riflette chi sei in quel momento.

Quando portata avanti con un’incrollabile forza interiore, invece, ti dona chiarezza perché la revisione ti permette di pulire e riformulare, finché il risultato è chiaro e tondo per il lettore. E tu sei il primo dei tuoi lettori. Spesso cominci smarrito per poi finire risoluto e più forte di prima, anche se devi essere pronto ad affrontare la portata delle scoperte.

Se uno scrittore smette di scrivere, il pensiero soffre una lenta ma graduale degradazione. Poco a poco la chiarezza ne viene corrotta. La qualità della visione scema, finché un giorno non può vedere nulla di nulla.

Vero, per risollevarmi mi sono impegnato in svariati modi. Ho smesso di fumare, ho cominciato a fare esercizio, ho cambiato in meglio la mia dieta. Eppure, è la scrittura ciò che mi fa sentire di nuovo vivo. La sua importanza m’è ancor più chiara ora proprio perché non è stata la sola cosa che ho cambiato.

Quando vivi una crisi, il tuo orizzonte è sfocato, perdi direzione e, se peggiora, finisci per girare a vuoto. La scrittura t’impedisce di chiuderti in te stesso, invece, ti forza a un cammino più lineare. Niente menzogne, niente giri a vuoto. Questo è uno dei motivi per cui credo che il blocco dello scrittore non esista; porgo le mie scuse a chiunque pensi il contrario. Ciò che esiste è un essere umano in crisi — o una persona che crede soltanto di essere uno scrittore.

“ Non esiste il blocco dello scrittore. È stato inventato da gente in California che non era capace di scrivere ” — Terry Pratchett

Ora che mi sono ritrovato, mi sento più felice e forte che mai, perché ho capito il significato della mia scrittura e perciò il mio fine ultimo. In questo labirinto che la vita è, ho ancora la chiave della scrittura in tasca. L’ho ritrovata! Continuerò a camminare e svolterò e camminerò ancora finché sarà necessario.

Un giorno o l’altro la porta che sto cercando apparirà e concluderà il mio cammino. Inserirò questa chiave preziosa nella toppa, la girerò e…

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