Metodo per la revisione di un testo di pessima fattura o abbandonato da tempo

Se guardi con rassegnazione a un testo incompleto e l’idea di completarlo ti sembra folle, non rinunciare: la soluzione esiste

12 Luglio 2020

Oggi voglio parlarti della Transizione, che è il mio metodo di revisione di un testo abbandonato da tempo. Lo si può applicare anche a qualcosa di recente, ma così mal scritto che l’unica soluzione appare una riscrittura e, francamente, non ne hai la voglia.

Il primo tipo di testo è meglio lasciarlo nel cassetto, il secondo tipo mettercelo. E buonanotte ai suonatori.

Parecchi aspiranti scrittori si lasciano alle spalle grandi idee per differenti motivi. Poi, quando emerge la voglia di riprenderli, non ne hanno la forza. O gli capita di procedere nella direzione sbagliata per troppo tempo e, quando se ne accorgono, sentono che è troppo tardi.

In entrambi i casi rinunciano.

Certo, a volte è meglio lasciar perdere. Non saresti né il primo né l’ultimo ad aver perso parecchio tempo su un’idea che, una volta sviluppata, appare poco valida. Eppure spesso l’idea è buona, ma spaventa per colpa della mancanza di un metodo.

Non sono mai stato il tipo di scrittore che si ritrae di fronte alla difficoltà di un testo complesso, cosa che i romanzi sono — e i miei lo sono in particolar modo. Quanto vi descriverò è il metodo logico che ho creato per rivitalizzare un testo abbandonato.

Seguirlo garantisce risultati in breve tempo, senza impazzire. Nel contempo permette di valutare con cognizione di causa se l’idea è valida in anticipo, evitando di sprecare tempo prezioso.

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Quando anni fa abbandonai i miei sogni da scrittore, lasciai parecchi progetti in sospeso. I loro fantasmi venivano spesso a tormentarmi; a volte volevano solo parlarmi.

La questione è spinosa, perché il mio processo di “resurrezione” passa per l’eliminazione di tutti i sentimenti legati al senso d’incompiuto che provavo, uno dei motivi che mi affossarono.

Ed è per questo che so di dover riprendere e finire ciò che è rimasto incompiuto. Non sono scritti incompiuti, sono sogni infranti. E se posso sopportare di non ultimare un testo, non riesco ad accettare che una visione che un tempo m’eccitava appassisca al punto di farsi cenere. È come se morisse una parte di me.

Nel 2018, avvicinandomi con circospezione a quel passato doloroso, creai la Revisione Integrale. Una definizione un po’ infelice che ho cambiato in Transizione, perché il metodo spinge a un passaggio da una condizione A a una condizione B, ove B è qualcosa d’assai diverso.

Se il testo è vecchio, il presente lo trasformerà. Se il testo fa schifo, riqualificarlo significherà una trasformazione altrettanto netta.

La Transizione non è una “semplice” revisione, è qualcosa di più. Ed è per questo che si adatta a qualsiasi testo si debba rivitalizzare, anche se risalente a ben oltre un decennio prima, com’è nel mio caso.

Qualunque sia il testo che vuoi riprendere o ultimare, il mio metodo può aiutarti.

Il processo della Transizione

Vediamo in pochi punti di cosa si tratta, perché scendere nei dettagli ora sarebbe troppo – anche se proprio i dettagli mi permetterebbero di spiegare il lavoro che la Transizione suppone. In un futuro assai prossimo ne parlerò, promesso.

Rileggo intregralmente il testo scritto e annoto tutto ciò che mi sovviene, nel bene e nel male. » Il modo in cui annoto il testo fa la differenza. Uso differenti colori di evidenziazione e differenti tipi di sottolineatura. In aggiunta annoto a latere, usando uno schema di colori preciso che classifica le note stesse. Perché tanta differenziazione lo spiegherò in un altro articolo.

Il software che uso per far tutto questo è Scrivener.

Finita la rilettura, riparto dall’inizio e rileggo tutte le note. » È necessario specificare che i miei romanzi sono sempre costituiti da più “fronti d’azione” indipendenti (o interdipendenti) per via dei molti personaggi.

Ora, la rilettura delle note è importante per ottenere un’idea complessiva di come rivedere il testo prima di toccare in qualsivoglia modo il testo. In quest’ottica, e nel caso in cui il tuo testo abbia differenti fronti d’azione la cosa vale anche per te, rileggo quanto annotato un fronte d’azione alla volta.

Una volta rilette tutte le note, rifletto per iscritto. » È un mio pallino: se scrivo, capisco meglio. Scrivere aiuta a eliminare inutili tergiversazioni e impurità. Se ti piace farlo a mano, fallo! Il cervello ricorda assai meglio il vergare a mano che il digitare.

Cosa scrivo? Riassumo l’opinione che mi sono fatto, elenco cosa dev’essere migliorato – e aggiunto e tagliato – e rifletto sul come farlo, pensando a tutte le soluzioni richieste senza impaludarmi coi dettagli.

Questo è anche il momento esatto in cui decido se l’idea vale la pena. Riletto e annotato, ho il testo ben chiaro in mente. Capisco perché l’ho abbandonato o perché s’è trasformato in un caos senza né capo né coda. Ebbene, se così è, ci metto una croce sopra per sempre. Ho investito un po’ di tempo per scogliere il dubbio e non ne ho perso di ulteriore.

Se invece continuo a vederne il potenziale, leggo, rileggo e correggo le mie digressioni finché non le considero pronte, esaustive e risolutive. Ognuna di esse, infatti, è una sorta di canovaggio. Tutte assieme sono le istruzioni di revisione. Considerale alla stregua di un protocollo da seguire.

Infatti le seguo. Finalmente metto mano al testo: attuo della revisione. » Di solito decido di partire dal fronte d’azione più complesso, perché mi aiuta sapere che la strada è in discesa.

Per te potrebbe valere il contrario. Magari tu senti la strada in discesa se affronti e sistemi con maggior rapidità un primo fronte d’azione e lasci il più difficile per ultimo. Fa’ come credi, il metodo è flessibile.

La filosofia della Transizione è facilitare allo scrittore un compito altrimenti complesso, confuso e dispendioso in termini di tempo.

Quindi conta chi tu sei e come funzioni. I passi sono quelli, come decidi di applicarli è affar tuo. Nel prossimi post scenderò in dettaglio sul mio modus operandi.

La Transizione funziona

In questi giorni, dopo la parentesi inziale su Medium, ho ripreso a lavorare sui miei romanzi. Ho deciso di ripartire da “Il giorno dopo”, semplicemente perché tra tutti i progetti aperti è quello che più mi ispira.

Ciò che conta è che tra il 2018 e il 2019 sono riuscito a completare tutte le fasi della Transizione precedenti la revisione con speditezza e senza eccessivi sforzi. E non parlo soltanto de “Il giorno dopo”.

Il risultato è notevole, perché ho riletto e annotato anche la mia trilogia d’esordio (“Il Primo Ciclo Minore”).

Erano anni che desideravo rileggerla. Eppure ogni volta l’idea di riprendere la saga cui appartiene mi faceva l’effetto di cui parlavo all’inizio dell’articolo. Grazie al metodo di cui sopra ho analizzato il da farsi e sono pronto a riscriverla — perché non v’è dubbio che quel testo vada riscritto, non rivisto; parlerò anche di quest’aspetto in futuro, perché è un progetto talmente grosso che continua a insegnarmi molto.

Era anche l’opera più dolorosa tra quelle lasciate incompiute.

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Affrontando le cose con metodo, passo dopo passo, si va lontano.

Guardare qualcosa di vecchio o di oltremodo ingarbugliato fa passare la voglia, se non si sa nemmeno da dove cominciare. Sono il primo a saperlo.

Va da sé che non si possa pensare il lavoro sia poco, se si ambisce a scrivere romanzi. I testi sono sempre lunghi e complessi, il lavoro molto, l’impegno da profondere prolungato nel tempo. La Transazione non può ovviare all’ineludibile, ma massimizza la produttività e coadiuva la chiarezza di pensiero.

Tralasciando il mio vissuto, ritengo che spesso siamo noi scrittori a frustrare il potenziale delle nostre stesse storie. Essere capaci di riprenderle è un’arma in più in mano a un romanziere.

Poi, se vuoi, c’è il lato filosofico della questione. Non v’è dubbio che bisogna saper guardare avanti, ma spesso per farlo è necessario capire come si è arrivati al presente.

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