Pochi paletti per l’estro • 8

Sta allo scrittore coadiuvare la scrittura con strumenti che lo sospingano: siano essi un canovaccio o un applicazione che crei la giusta atmosfera, tutto contribuisce a un percorso narrativo virtuoso

13 Agosto 2020

12 August 2020

Come immaginavo, stamani ho optato per proseguire la scrittura de Il giorno dopo. Ero un po’ indeciso, ma sono contento d’averlo fatto.

M’appare chiaro che sarà difficile gestire i miei umori su quando scrivere cosa, tra romanzi e saggistica. Non importa. Sono soltanto felice d’essere arrivato a questo punto: benedetto l’imbarazzo della scelta!

Il giorno dopo

La creatività s’è presa la scena. Bisogna saper fluire. Quanto m’attendeva erano i personaggi del fronte d’azione degli “Uomini” che giungevano a una città.

Quello che ho scoperto mi riempie d’aspettativa per il loro soggiorno. Dettagli inaspettati sono emersi e la situazione m’appare subito assai più intrigante di prima. Ciò che era un semplice passaggio, quasi mera burocrazia valida per approfondire il dialogo tra i quattro, diviene una situazione tesa, ricca di suspense.

Questo è esattamente quello che spiego a chi mi dice che pianificare è tarparsi le ali. Nient’affatto. Il contesto dà linfa all’estro e direzione alla storia. Parlo per me, non per tutti. A me accade da sempre.

Durante i miei primissimi anni ho dovuto imparare a gestire i paletti, a dosare la pianificazione, perché non avevo esperienza. Ritengo agli inizi fosse più una questione di credere di dover gestire un compito complesso, mentre in realtà è tutto piuttosto semplice: bastano pochi punti precisi e netti per non perdere il filo e sentirsi liberi nel contempo.

Paletti fondamentali e libertà totale sul come inserirli.

Ho imparato che il troppo dettaglio stroppia, infatti, e in questo il pianificatore che c’è in me va d’accordo coll’estroso. Quando il canovaccio resta generico, però, la mia scrittura non soltanto va verso dove deve andare – con conseguenti, evidenti vantaggi in fase di revisione – ne ricavo un aiuto fondamentale. Gli scrittori come me, la cui fantasia è troppa e deborda facilmente, soffrono l’eccessiva libertà. Seguire una traccia, per quanto abbozzata, mi permette di contenere i danni collaterali ed esalta il potere della storia che ho immaginato.

Sta accadendo di nuovo, appena ricominciato a scrivere, oltre un decennio dopo l’ultima prima stesura. Non è nulla di casuale, né d’universale. Parla di chi sono come scrittore. Nulla più, ma per me è tutto.

Non ci resta che entrare in città…

13 August 2020

Con cautela

Siamo entrati. Una delle cose che più amo del Fantasy è che ti mostra luoghi inesplorati di continuo. La città di Tarf, accoccolata sul delta di uno dei due grandi fiumi delle terre che ospitano le vicende de Il giorno dopo, è stata per oltre quindici anni un nome e un piccolo disegno sulla mappa.

Oggi ha finalmente preso forma e sta acquisendo una personalità.

Per me questa è la magia del fantastico: ciò che non esiste, lo scrittore lo vive e diventa ricordo, quasi che fosse stato reale.

Ho scritto tre nuove scene. Misurate, senza sbrodolarmi. Forse il mio modo di scrivere una prima stesura è cambiato. Procedo in modo assai più simile a quello che consigliava il grande Ray Bradbury: “Run fast, stand still”. Avanzo a passo di lucertola: corro veloce, m’immobilizzo.

Ho sempre pensato che fosse una legge di vita, più che di scrittura. Agire con decisione, senza titubare. E quando è il momento di riflettere, fermarsi e concentrarsi; restare metaforicamente immobili.

Alleati

Ho scoperto un nuovo alleato. Si tratta di Relax Melodies, una App che uso da anni, ma che non avevo avuto il piacere di sperimentare con la scrittura — dato che ho smesso di scrivere prima che nascesse.

Permette di aggiungere differenti suoni e creare mix, che si possono salvare. Alcuni suono sono totalmente fuori luogo, ma altri sono naturali e mi permettono di ricreare la “voce dell’ambientazione”. Nel caso di Tarf Ovest un vento leggero, con l’oceano e i gabbiani in lontananza. Perfetto. Durante l’ultima scena scritta, ormai vicino a Trepponti, la parte centrale della città, ho cambiato i volumi, avvicinando l’oceano e i gabbiani, aggiungendo il fiume.

Fantastico. Incantato dallo strumento. Ricorda di continuo il luogo in cui “ti trovi”, cosa che aiuta a calarsi nella parte e a scrivere con maggior efficacia. Ottima cosa.

Il capitolo procede bene e sono soddisfatto da come mi sento. La scrittura c’è, ora non resta che essere costanti e Il giorno dopo vedrà la luce. Spero presto, ma ne manca di strada e non c’è altro modo che avanzare a piccoli passi, scena dopo scena.

Ne ho scritte quattro, libero e felice.

Sono tornato.

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