Prima e dopo · 34

La gioventù e l'esperienza

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Sono a tre quarti della rilettura de La Rocca dei Silenzi: ormai macino testo come se fosse respirare. Le 1.070 cartelle standard de Il giorno dopo, sommate alle precedenti 670 di Senzanome, fanno sembrare queste 450 cosetta rapida.

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Che strano romanzo!

È proprio vero che non si dovrebbe metter mano a cose vecchie, specie se di oltre tre lustri prima. Troppa acqua è passata sotto il mio ponte perché l’esprienza fosse soddisfacente.

Non è una sorpresa, ma toccare con mano fa un certo effetto.

Ripubblicherò La Rocca dei Silenzi come “Tomo I” all’interno della saga de “I Silenzi” per completezza. Tuttavia oggi che l’ho (quasi tutto) riletto lo considero un antefatto di qualità sensibilmente minore rispetto a Il giorno dopo, che considero il mio primo, grande romanzo fantasy, quello che finalmente sia per maturità che per temi trattati mi rappresenta come scrittore.

Ebbi la stessa sensazione con Senzanome: quando lo ultimai, percepii il netto stacco col passato. Oggi, semplicemente, so che c’è un prima e un dopo.

C’è un Andrea D’Angelo prima e un Andrea D’Angelo dopo la depressione, percorso che mi ha portato faccia a faccia coi miei demoni più temibili, aggrappati a profondità che non pensavo di contenere. È un percorso, però, che comprende anche e soprattutto la risalita, l’emersione e il rifiorire.

Sono appassito margherita, ho dormito un lungo inverno, e sono sbocciato giglio. Mi sono trasformato e sono oggi un altro scrittore.

Non è questione di ridimensionare l’Andrea di prima, è che l’attuale ha un atro spessore. Le radici sono le stesse, ma la corteccia e le fronde sono di tutt’altra importanza e parlano di una vita assai più vissuta. Retrospettivamente, mi gratifica il lungo, doloroso e faticosissimo percorso compiuto. Sono orgoglioso di essere arrivato sin qui e della fermezza acquisita.

Sono monolitico, oggi, mentre in passato vacillavo insicuro.

La conseguenza è anche che a tratti risulto un po’ ostico, lo so; antipatico, in modo altezzoso, distaccato. Il mio sguardo è altero e, a differenza del passato, sento di potermelo permettere.

Una grande sicurezza nei propri mezzi artistici si avvicina pericolosamente alla sicumera. Tuttavia non lo è, perché ho fatti che dimostrano quanto dico – chiunque sia abbastanza onesto da giudicarli con un minimo di equilibrio, presto saranno a sua disposizione.

Resta il fatto che c’è chi non ha la capacità critica per rendersi conto delle differenze e dell’abisso che passa tra La Rocca dei Silenzi e Senzanome o Il giorno dopo. Sono rassegnato a sorbirmi l’inopportunità altrui, francamente fastidiosa, ma senza maltrattare nessuno, perché una delle cose che il percorso di cui sopra mi ha donato è una chiara visione circa il concetto di “maturità”.

Nessuno è colpevole di immaturità. E tutti, chi prima chi dopo, hanno commesso l’errore di credersi maturi quando ancora acerbi.

Io per primo.

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I registri de La Rocca dei Silenzi sono limitati. Volutamente, vero, ma anche perché al tempo ero uno “scrittore di genere”. Oggi non lo sono più. Scritto Senzanome, la mia prosa ha acquisito quell’ampiezza espressiva tipica di qualcuno che ha spaziato e ha sudato sette camicie per riuscirci – perché non basta qualche raccontino qui e là: un romanzo di settecento pagine, invece, modifica la tua prospettiva.

La mia scrittura è cambiata molto e in meglio.

Scrivevo in un modo efficace, abbastanza preciso, ma anche pesante a tratti, con una ridondanza a momenti un po’ barocca, tipica di una scrittura di genere.

Non è mia intenzione stravolgere il testo – cosa che richiederebbe troppo tempo e io guardo avanti – ma è certo che i diciassette anni di distanza si sentono tutti.

Più passano le settimane, più amo “Il giorno dopo”, la cui grandezza è a mio avviso oggettiva – mi saprete dire; sono certo che c’è già chi sbava all’idea di cazziarmi.

Non è ancora pronto. La prosa deve migliorare, farsi ancor più compatta e netta. Inoltre c’è un punto in cui vorrei intervenire con mano pesante, perché ormai so che il dubbio equivale a una certezza, in scrittura. Se non sei convinto, vuol dire che non funziona: taglia o migliora sensibilmente – cosa che di solito equivale a riscrivere.

Eppure, da un altro punto di vista, proprio pensando a Il giorno dopo e a cosa racconta, mi pare che La Rocca dei Silenzi rappresenti l’antefatto perfetto. Lo stile un po’ barocco, la cupezza totalizzante della vicenda, la violenza, la rabbia… Sono cose perfette per rappresentare un’epoca che influenzò la storia del mio mondo immaginario pesantemente.

Se la nomea dell’Epoca della Rabbia andava giustificata, questo era il modo. Un high fantasy che ha molto di horror ed è piuttosto splatter in certi punti.

È un grande affresco di una delle pagine più oscure e pesanti delle Terre Centrali, che Il giorno dopo, finalmente, vi presenterà in tutta la loro decadente gloria.

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Con questa pagina inauguro la nuova veste di s3nzanom3.com, che doveva forzatamente cambiare per ospitare la mia prossima attività di autore indie a tutto tondo.

La Rocca dei Silenzi uscirà il 25 marzo 2022.

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