Rilettura e annotazione di un testo: prima fase della revisione

In scrittura ogni passo ha la sua importanza, perché tutti sono interdipendenti. Quando la revisione da affrontare si prevede pesante, la rilettura del testo fa la differenza

14 Luglio 2020

Chi ben comincia è a metà dell’opera. Letteralmente, mai proverbio fu più appropriato. Giochi di parole a parte, è indubbio che quando la revisione che ti appresti a compiere è dura, prepararti in modo opportuno a lavorare il testo è fondamentale.

Nel post precedente ti ho parlato della Transizione. Il metodo nasce per una mia esigenza: riprendere in mano testi vecchi di anni – è nato e si è sviluppato mentre rileggevo i miei romanzi d’esordio a quindici anni di distanza. È evidente che la revisione di scritti così vecchi sia un’opera titanica, assai più complessa della scrittura vera e propria.

È per questo che la maggior parte degli scrittori rinuncia a simili progetti.

Poi esistono i folli. Buongiorno.

Esempio personale a parte, qualsiasi revisione che si preannunci complessa e pesante va affrontata con il giusto approccio, oltreché con animo e passione, altrimenti si è destinati a fallire. Se circa animo e passione tutto dipende da te, per quanto riguarda l’approccio forse posso aiutarti.

Come promesso nel post precedente, passo a descrivere in dettaglio la prima fase della Transizione: la rilettura del testo in oggetto.

Quando gli anni si sentono

La mia opera d’esordio è frutto di una mente fresca e di una prospettiva sul genere Fantasy che a tutt’oggi m’appare originale. È indubbio che come scrittore fossi acerbo. Nonostante l’operazione mi portò a essere finalista al Premio Italia e a vendere un discreto numero di copie, il testo peccava di gioventù.

Al tempo ambivo a scrivere una saga di 17 libri, ma quel sogno s’infranse nel 2005, quando decisi di sparire dalla scena pubblica. Trascorsi quindici anni dall’esordio del 2003, nel 2018 ero ancora tormentato dall’incompiutezza della più ambiziosa delle mie creature.

Sapevo che la grandezza di quella saga si comprendeva dai suoi primi 9 libri. Esatto: nove, non tre. Ovvero ne mancavano ancora 6 per dimostrarlo – anzitutto a me stesso.

Ogniqualvolta pensavo alla trilogia seguente, però, sentivo che sarei partito per un lungo viaggio in compagnia di uno zoppo. Ovvero, sapevo che per continuare la saga la prima trilogia andava riscritta.

Così è nata la Transizione.

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L’esempio che userò sarà dunque il Primo Ciclo Minore (d’ora innanzi “PCM”), che è il nome originale di quella che dall’Editrice Nord volle intitolare “La Trilogia delle Sette Gemme dell’Equilibrio” — titolo morto nell’istante in cui i diritti sono tornati pienamente in mano mia, anni fa.

Ora, provo a riassumerti la complessità di quanto dovevo affrontare:

1256 pagine suddivise in tre libri

86 personaggi, di cui all’incirca 20 sono primari

3 fronti d’azione principali, che si ramificano in almeno 6

Centinaia di dettagli che anticipano in modo sibillino i successivi 6 libri (le prime tre trilogie formano quella che s’intitola l’Ennalogia) e a tratti pure i seguenti 8. Ovvero, particolari disseminati in ogniddove che devono essere presenti nella nuova versione del PCM

Meteorologia, cicli lunari e solari, spostamenti tutti calcolati con precisione e che, ancora una volta, non possono saltare nella nuova versione o rovinerei il lavoro di anni

Ambientazione vasta e dettagliatam, anch’essa da rispettare…

Del resto prima di firmare un contratto con l’Editrice Nord ebbi nove anni di tempo per lavorarci. L’elenco succitato include molto di quanto considerassi fondamentale tenere in considerazione durante la rilettura.

Morale, mi son dovuto inventare un modo d’evidenziare il vecchio testo per aiutarmi a riscriverlo. È impossibile che ricordi tutto quanto per ognuna delle circa 350 scene, fitte di dettagli e sottintesti, di parole precise e riferimenti rigorosi.

Inoltre, la riscrittura prevede l’aggiunta di nuove scene e una prospettiva più matura di alcune parti claudicanti dell’opera. Non cambierà soltanto la scrittura, ma anche la sostanza — vicenda a parte.

Per assurdo l’unica cosa che non comporta alcun problema è la prosa. Trattandosi di una riscrittura, sarà di gran lunga migliore di quella dei miei esordi.

La fase della rilettura nella Transizione

Nota: tutte le immagini sono schermate provenienti dal mio progetto in Scrivener. ©2020 Andrea D’Angelo

Grazie alla rilettura del prologo e del primo capitolo produssi la seguente legenda ragionata.

Legenda Rilettura Transazione

La legenda della rilettura del “Primo Ciclo Minore”

In seguito cambiai alcune cose. La nota nel prologo del primo romanzo chiarisce a che punto sono avvenuti i cambi, questione importante per la futura riscrittura.

Legenda aggiornata per la rilettura del Primo Ciclo Minore

Legenda definitiva della rilettura del “Primo Ciclo Minore”

Il risultato concreto è quello che ti mostro qui di seguito. (Il brano appartiene all’inizio del Capitolo XVII).

Esempio di rilettura della Transazione (Primo Ciclo Minore)

Esempio di rilettura della Transazione (“Primo Ciclo Minore”, Capitolo XVII)

Ti spiego per sommi capi l’esempio perché tu capisca a quale tipo di rilettura ho sottoposto il PCM.

La riscrittura prevede un cambio del punto di vista e la scelta della terza persona singolare viene indicata col nome del personaggio più adatto. La riscrittura potrebbe cambiare la decisione, che è provvisoria, anche se significativa.

La trilogia è un orologio svizzero, fatto di minuti ingranaggi che ruotano l’uno sull’altro, quindi tutto ha importanza. Per questo la prima frase, un “dato temporale”, è evidenziata in ciano.

I paragrafi in azzurro evidenziano dettagli dell’ambientazione, sia nel tempo della scena, sia geopolitici e perciò più generali.

In verde è evidenziata la prima volta in cui viene nominata la locanda della cittadina di nome Oscura, perché la riscrittura dovrà rispettare l’ordine e i tempi esatti delle informazioni date al lettore.

Ancora con doppia sottolineatura, anziché coll’assai più visibile evidenziatore viola con testo bianco, due “passi” sono presenti. Scandiscono il procedere della narrazione all’interno della scena. 1, ancora all’esterno, il lettore “vede” la periferia di Oscura; 2, il lettore “vede” la locanda.

In grassetto i punti salienti della narrazione.

Sottolineato normale ciò che considero imprescindibile e che dovrà ripetersi durante la riscrittura – non parola per parola.

L’ultima “evidenziazione” in giallo merita un discorso a sé. È una nota e lo si capisce dal rettangolo grigio attorno al colore. Scrivener permette molte cose, tra le quali diversi tipi di note (cinque, per l’esattezza: a latere, nel testo, a piè di pagina, di progetto e audio). Quelle che uso in fase di revisione sono le prime, perché non interrompono il flusso del testo che devo correggere.

La nota si aggiunge a una lista cronologica gestita da una sezione apposita dell’Inspector (la colonna destra). Ogni nota può avere un diverso colore dello sfondo, cosa che io uso per chiarire la loro natura a colpo d’occhio, e il colore si riflette nell’evidenziazione del testo. Tralascio i colori delle mie note: importa poco e i dettagli sono già sufficienti per capire come lavoro al testo.

Nel brano è inclusa una sottolineatura tratteggiata. Mi resi presto conto di quanta confusione ingenerasse dare gradazioni d’importanza alla sottolineatura. Semplificai, passando a un sistema binario: importante o superfluo, ovvero sottolineato o meno. Il resto dell’informazione è dato dalle evidenziazioni colorate e dal (poco) grassetto. Fine.

È inoltre evidente che quella sottolineatura tratteggiata punta a una frase superflua. Non soltanto è priva di reale importanza; di tecnica parlando, è assai più maturo lasciare il lettore libero di farsi un’idea propria sul perché i tre possedessero delle asce.

Mi fermo, ché sto sconfinando in temi tecnici.

Rifletti su come lavorare il testo

L’esempio chiarisce che sì, come detto nel post precedente la Transazione non può ovviare all’ineludibile: il lavoro da fare è impegnativo. Moltiplica il mio esempio per centinaia di pagine e scene.

Nel contempo è evidente che questa complessità è dovuta al mio intento, alla natura del testo originale e alla sua annosità – quindici anni sono parecchi; è come se lo scrivesse un’altra persona!

Che l’esempio non spaventi, dunque. Nella stragrande maggioranza dei casi riprendere un vecchio testo dovrebbe essere più semplice di così.

Il Fantasy è un genere complesso, se affrontato a dovere. Vive della ricchezza dell’ambientazione, della varietà dei personaggi, dell’immaginifico a briglie sciolte… I dettagli sono fondamentali. Sempre.

Non esagero se ti dico che senza Scrivener – e Aeon Timeline 2, argomento per un altro post – non avrei nemmeno iniziato la Transizione. La scelta degli strumenti di lavoro è importante – tema per un altro post ancora.

Più in generale, in narrativa la coerenza interna della storia narrata forma parte delle fondamenta su cui poggia un romanzo. A volte basta un’innocua incoerenza e il lettore perde il filo, si desta e smette di leggere. Lo puoi perdere per un solo errore, sì.

Genere del romanzo a parte, uno degli obiettivi della Transizione è farti un’idea chiara dell’importante, annotarlo e affrontare la revisione (o riscrittura) con cognizione di causa.

Nel mio caso, ad esempio, avrò vita facile là dove molti, invece, sputeranno sangue: la prosa. Trattandosi di una riscrittura, non dovrò scervellarmi su come migliorare certi passaggi. A fine stesura sarà come lavorare su un’opera nuova. Nulla di più complicato del norma.

Nel tuo caso è più facile che la prosa sia uno dei problemi, perché va migliorata, non cancellata e dimenticata. Se t’incarti in qualche passaggio, esiste una soluzione brillante: riscrivi.

La riscrittura è una soluzione drastica, ma efficace e a volte ineludibile.

Valuta bene cosa ti conviene, se una revisione o una riscrittura – o entrambe, a seconda della scena da migliorare. Sii flessibile, la scrittura lo necessita.

Riassumendo

I miei consigli per la rilettura del testo, se decidi di procedere a una tua versione della Transizione, sono pochi e semplici:

Stabilisci una legenda iniziale.

Leggi alcuni capitoli e fermati a ragionare sulla legenda stessa. Apporta i (quasi sicuri) cambi che ti sembreranno opportuni.

Uniforma quanto letto fino a quel momento.

Prosegui con la rilettura.

Il fatto d’aver riletto ben 19 capitoli prima di cambiare atteggiamento non mi fa onore. Va detto che stavo creando il metodo e non avevo alcuna esperienza. Te lo dico per sottolineare che non va bene. Nulla d’irrimediabile, ma evita di complicarti la vita.

Transizione o cassetto?

A parte i primi capitoli de La Rocca dei Silenzi, non ho mai rivisto e riscritto mie composizioni passate. Ho sempre guardato avanti.

È importante tu capisca che rivitalizzare un’opera morta – o sistemarne daccapo una disastrosa – non è una semplice revisione. La complessità è maggiore, il processo non è così lineare come la revisione di un testo scritto qualche mese prima e lasciato decantare un po’.

Ci saranno momenti in cui ti scoraggerai, ad esempio. Il tuo intento ti sembrerà una follia. La voglia potrebbe passarti e metterai in discussione la decisione presa. La minaccia d’aver perso tempo prezioso, mandando tutto all’aria, è dietro l’angolo.

Eppure ci sono casi – come il mio – in cui lo sforzo è giustificato.

Non posso scrivere i sei romanzi successivi, cosa che bramo di fare, se non riscrivo i primi tre. Non posso continuare la saga iniziata col mio ultimo romanzo pubblicato e risolvere il sentimento d’incompiutezza che m’appesantisce da troppo tempo, se non riprendo e finisco Il giorno dopo.

Mia madre me l’insegnò. Per crescere ed educare mia sorella e me, abbandonò gli studi di pianoforte al Conservatorio. Questo causò un malestare personale assai simile al mio, ma ebbe la forza di affrontare quel dolore e l’enorme paura di fallire. Quando poté, si rimise a studiare e a 45 anni superò l’esame finale. Quella musica risuona ancora in me, ma ciò che risuona ancora di più è il suo esempio.

La scrittura è un processo intimo. Il mio vissuto non è il tuo e non ho dubbi che non possiamo paragonarci. Eppure le corde che si toccano scrivendo sono spesso profonde e questo potrebbe accomunarci. Se vivi la tua scrittura con dedizione, non sottovalutare mai i fallimenti passati, quando continuano a riemergere e ad ammorbare i tuoi pensieri.

Puoi avere decine di romanzi abbozzati nel cassetto che non ti fanno alcun effetto. Ma è possibile che qualcosa, quella storia e quell’idea ti siano rimaste addosso.

Se ti riconosci nelle mie parole, se sai di cosa parlo, allora prova la Transizione. Una volta adattato il processo alle tue esigenze, non ti resterà che lavorare il testo.

Non ho ancora finito un solo progetto con la Transizione, ma scrivo da tanti anni e non ho alcun dubbio della leggerezza – e felicità – che proverò quando ultimerò il primo.

Soprattutto, ora ho la certezza che lo ultimerò.

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