Romanzieri si nasce

Imparare il mestiere non ti trasformerà in qualcun altro. Sei un romanziere?

12 Giugno 2020

Non puoi diventare uno scrittore.

Sei uno scrittore, perché scrittori si nasce.

O non lo sei, e non c’è niente che tu possa fare per ovviarvi.

Vero. Puoi diventare un bravo scrittore imparando la tecnica come se la tua vita dipendesse da essa, ma sei già uno scrittore prima di far tuo il mestiere.

Forse suona un po’ duro. Peggio, suona arrogante detto da qualcuno che si considera uno scrittore. Capisco, ma ho le mie ragioni.

Primo, sono un romanziere. E sì, son così malvagio che credo molti scrivano, ma pochi siano scrittori – anche se potenzialmente chiunque ha qualcosa da dire, altra cosa in cui credo.

Secondo, non penso d’essere speciale. Sono un romanziere come tu sei un giornalista, un copywriter, un editor, un editore, un insegnante, uno psicologo, un attore, un giocatore di calcio, un musicista, un pittore… qualsiasi cosa in cui tu senta di essere esperto e abbia una predisposizione naturale.

Non sono speciale, sono un romanziere.

Terzo, come chiunque posseggo le mie verità, ma desidero un dialogo. Conosci la teoria narrativa del triangolo rovesciato? Siamo all’inizio: quasi tutto è possibile! Credo nei romanzieri, ovvero, se sei ancora qui a leggermi, in te. Noi romanzieri siamo essenziali, un importante tassello della società. Sì, anche al giorno d’oggi. Esisteranno sempre lettori di romanzi, quindi i romanzieri non smetteranno mai d’esistere.

Siamo una referenza. Il fatto ci investe di una responsabilità. Almeno, la questione dovrebbe essere vista così. Eppure spesso sono i romanzieri stessi a rigettare l’idea.

Perché? Non sono romanzieri, hanno solo appreso la tecnica.

Evito il populismo quando parlo di scrittura. Non posso agire in modo interessato e mentire circa le mie convinzioni per evitare d’essere giudicato. E non sono un’ipocrita.

Dovrei andarci piano, ma me ne manca la saggezza. Quando si tratta di scrittura, la passione ha un’enorme influenza su di me.

Non ho alcuna intenzione di discutere o d’insultare chi la pensa in modo diverso. Va benissimo. Tuttavia io ho accolto quella responsabilità. E l’ho vissuta finché è divenuta un sentimento, perfino un modo di essere. Ho scritto molto e in trent’anni mi son fatto un’idea di chi sia un romanziere.

Questa è la mia proposta: giochiamo.

In quest’articolo parlo ai romanzieri.

Se scrivi romanzi, AMEREI leggere la tua storia. In cosa differisce dalla mia, perché pensi mi sbagli e in cosa sei d’accordo con me.

La mia intenzione è quella di scrivere un secondo articolo riassumendo il risultato delle nostre prospettive.

Spero ti sembri una buona cosa quanto lo sembra a me. Su Internet ci sono bizzeffe di bravi scrittori e parecchi sono romanzieri. Forse ce ne sono ancora di più che non scrivono articoli o saggistica, anche se amano leggerli con regolarità.

Parliamone. Se preferisci, scrivimi in privato.

Scrivere è un desiderio di comunicazione. Suona così folle comunicare di più?

Un fatto m’ha condotto a questa proposta. La mia mailing list era letta da molti e apprezzata. E la comunicazione? La percentuale di chi comunicava era talmente bassa che mi son meravigliato e chiesto in che modo gli scrittori vogliono vendere le proprie storie alle persone, se non gli piace parlare con le persone – scrivendo: nessuno chiedeva loro di fare una videoconferenza.

Curioso.

È anche vero che la maggior parte dei romanzi non vende affatto. E sto parlando di autori pubblicati, non di self-publishing, già che i secondi son più soggetti all’anonimato dei primi, e molte volte non è una questione di bassa qualità.

Divagando, Andrea? Mmh…

Riassumendo, questi pensieri sulla scrittura sono miei e io conto uno. Niente di più, niente di meno.

Approfondiamo: chi è uno scrittore?

Dipende dalla definizione di “scrittore”. Una tale definizione è complessa e riassumerla comporterebbe il rischio di malintesi. Provo con un approccio differente.

Usa l’immaginazione. Viaggia all’indietro nel tempo, fino all’adolescenza dei tuoi scrittori preferiti. Come sono? Il fenomeno ”essere uno scrittore” dovrebbe manifestarsi durante l’adolescenza, se è vero che scrittori si nasce.

Ora, non prendo in considerazione adolescenti che scrivono romanzi di mille pagine: quelli sono marketing. È più una questione di primi segni, chiamiamoli “sintomi della patologia”.

L’incubazione può durare fino all’anzianità.

· ★ ·

A 14 anni pensare a John Ronald Reuel Tolkien mi trasmetteva la sensazione di stare ai piedi di un’enorme montagna innevata e contemplarne la cima.

Quel fantasioso adolescente, però, sentiva qualcos’altro, pur sé incapace di capire cosa fosse. Scorgeva la verità dietro al mito. L’uomo, la sua creatività, un’incondizionale e ispirante amore per le parole. Era un estraneo che emanava la passione per il raccontare, che è costruire un ponte tra chi scrive e chi legge, per incontrarsi.

Tolkien personificava un mito. Sognare a occhi aperti era una scintillante visione di chi volevo essere e aveva una portata enorme. Più grande di qualsiasi altra cosa. Tanto che mi conquistò.

Che immagine potente! Ahimè, inesatta. In realtà mi stavo arrovellando, diviso tra la scrittura e la musica. Sospetto fossi meglio como musicista.

Ecco, ho divagato. E due.

Tolkien era uno dei cinque professori dietro l’edizione dell’Oxford Dictionary. Molto, molto rispettabile ai miei occhi. Inoltre era anche l’uomo che credeva le sue creature fantasy fossero reali.

o_O

Sul serio? Vabbè…

Non sono pazzo!” mi dicevo. “Che grande precedente! Nessuno potrà confutare il mio piano segreto.” – che se è segreto chi lo confuta, mi chiedo? Vabbè al quadrato. Ebbene, avevo scoperto un fatto che rafforzava la mia volontà di diventare uno scrittore.

Se potessi consigliarti una e una sola volta, ti direi: “Non dare troppa importanza a ciò che gli altri dicono della tua arte”. Non fare ciò che feci io, cioè. Segui te stesso. Rispetta le opinioni altrui, ascolta con attenzione, ma tira dritto senza ripensamenti.

Le critiche costruttive restano sempre appiccicate ai buoni scrittori. Essi sono incapaci d’ignorare i fatti, se la critica è centrata.

Quindi non curartene, ascolta e procedi. Se sei uno scrittore, sarà sufficiente.

Anche perché non hai tempo. Nessuno di noi ce l’ha. E scrivere romanzi ne richiede una gran quantità – anche se esiste Russell Nohelty, che l’anno scorso ha scritto un romanzo al mese ed è un best-seller.

Sembra che abbia divagato un’altra volta.

Tolkien non mi attraeva soltanto per la sua letteratura. Camminava sentieri boschivi ed era un fedele amico degli alberi, difensore di tutte le meraviglie naturali che stiamo distruggendo poco a poco, senza pietà. Nel mio caso quello era il legame più forte che potesse esistere.

Era mio amico, anche se non c’eravamo mai incontrati. Ero cresciuto circondato da boschi di conifere, infatti. Gli alberi erano i miei compagni, il mio habitat. In una valle delle Dolomiti c’era un grande pino che le mie mani da bambino avevano piantato – e ne sono fiero 40 anni dopo. Sapevo che Tolkien m’avrebbe compreso.

Lo credo tuttora.

Essere un romanziere è correre una staffetta. Non esiste il concetto de “il primo romanziere”. Tutti dobbiamo ad altri scrittori chi siamo quando scriviamo. Col tempo, ormai esperti, aggiungiamo soltanto un po’ di personalità: uno stile, un tono e una prospettiva.

Il ponte è completo, le sponde sono collegate, la staffetta viene prolungata poiché un altro anello s’aggiunge alla lunga catena dei romanzieri. Quel fantasioso, rispettabile professore m’aveva destato.

La scrittura mi scelse. Uno dei suoi araldi mi raggiunse e cambiò la mia prospettiva per sempre. Credo le Arti non si scelgano. Loro scelgono noi. E non c’è possibilità di tornare indietro.

Il romanziere

Il romanziere è la personificazione della scrittura. La sua vita interiore s’impernia sulla scrittura. Le sue azioni trasudano scrittura. Immagina mondi mentre le parole piovono sulla pagina, come se vivesse in prima persona l’ambientazione.

Un romanziere vive più vite, incotra più persone del normale, ha moltissimi amici e alcuni terribili nemici. E tutto avviene perché canalizza… qualcosa.

· ★ ·

Noi romanzieri non sappiano esattamente cos’accade. Questa è la verità. Ci sono quelli che pianificano e quelli che improvvisano, ma nessuno ci capisce un’acca.

Esistono aspetti misteriosi del raccontare. Canalizziamo qualcosa e ritengo accada anche ad altri tipi d’artista.

Non sto parlando di Dio. Parlo della natura cui tutti noi apparteniamo. La creatività possiede i suoi modi e calca sentieri propri; modi imperscrutabili e sentieri invisibili. A volte va dritta, a volte svanisce lasciandoti solo. A volte ti cade dentro dall’alto, da oltre la nostra comprensione.

Dopo tanta scrittura e parecchi dialoghi interessanti con altri scrittori, so di non essere solo. Il più delle volte i romanzieri leggono le proprie bozze e si sorprendono. “Ho scritto io questo passaggio?” si chiedono, fissando un paragrafo a modo suo magico, anche se appena macchiato perché è una prima stesura. Eppure, ehi… “L’ho scritto io?” Come se tu non fossi stato presente, quando lo scrivesti.

L’incredibile accade in scrittura.

Ciò che scriviamo non può spiegarsi sempre con la tecnica o l’eccellenza del proprio mestiere. Quando vivi una storia di centinaia di pagine, diventi quella storia. Non soltanto durante i mesi o anni durante i quali ci lavori, né per qualche tempo dopo la sua ultimazione. La storia ti cambia per il resto della tua vita.

È per questo che viviamo più vite.

Quando pensi di conoscere la direzione della tua scrittura, ti ritrovi a un crocevia.

L’araldo aveva un unico compito: catturarmi.

Sei uno scrittore da sempre, nondimeno nulla è chiaro al principio, nemmeno la tua identità. Agli inizi sei un lettore immaturo, figurarsi se sei esperto di scrittura. Così fu che Ursula K. Le Guin mi giunse fra le mani e seppi d’essere perso per sempre. All’improvviso Tolkien passava in secondo piano.

Accadde dopo aver letto molti romanzi e parecchi autori. Ero un lettore vorace, infatti, giacché tutti gli scrittori lo sono. Eppure, quando lessi per la prima volta “Terramare” (Earthsea), mi ritrovai faccia a faccia con la mia anima creativa. La sua profondità era mozzafiato e terrificante nel contempo.

Ancora vedo quell’ombra scappare lontano. O quell’enorme drago volare in picchiata e trasformarsi in una giovane ragazza che, scalza, mosse i suoi primi passi sulla roccia e rise. Non ricordava quanto leggeri fossero gli esseri umani.

Magia.

Volevo quella magia ed ero così lontano!

Fu la prima volta che sperimentavo una prosa che echeggiava in me come se fosse poesia e stranamente tutto era pulito, preciso e… gentile, perché Ursula Le Guin apparteneva al genere gentile degli esseri umani.

Mi chiesi: “Gli scrittori hanno questo potere?”

Tutto è possibile e altri fatti possono smentire la mia storia. Esistono sempre parecchie eccezioni a ogni regola. Uno scrittore sa che la vita è più strana della finzione.

So che la mia è soltanto una delle prospettive. Ed è per questo che mi piacerebbe leggere la tua esperienza personale.

La maggior parte di noi romanzieri acquisisce consapevolezza con gradualità. Se sembra una realizzazione improvvisa, è solo perché gli indizi richiedono un certa consapevolezza per essere notati. Siamo tutti diversi e non tutti gli atteggiamenti favoriscono un’attenta coscienza di sé. Io stesso ne parlo in retrospettiva.

I romanzieri ancora acerbi vanno alla deriva in un ampio fiume di pensieri, godendo delle loro letture e della vita. Finché sopraggiunge la cascata, quando cominciano a cadere e non esiste possibilità di tornare indietro.

Non c’è ritorno. Da quel momento sei uno scrittore.

In conclusione, una lunga serie di ragioni definisce un romanziere, a partire da una specie di chiamata. Non è qualcosa che s’apprende. Accade o no. Nessun corso di “scrittura creativa” può insegnartelo. Nessuna capacità acquisita ha il potere di richiamarti in servizio una volta dopo l’altra per anni e anni.

Nessun mestiere può renderti chi non sei.

Se sei uno scrittore, cominci a scrivere e non puoi più fermarti.

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