Stesura de “Il giorno dopo”

Pianificazione della I e II stesura e determinazione della “deadline”. Il modo in cui analizzo la scrittura a venire.

Photo by Hugo Rocha on Unsplash

· ★ ·

 

31 Marzo 2021

Nelle ultime due settimane mi sono dato a un po’ di meritato “riposo”. Il tour de force che mi sono imposto con “Senzanome” è stato impegnativo. Ho scritto qualche cosuccia di svago qui e là, un po’ su Facebook, un po’ ho ripreso in mano questa mia casa digitale, s3nzanom3.com.

Soprattutto, ho scritto alcune sinossi e ho tergiversato un po’ prima di spedire il manoscritto agli editori che avevo in mente – di cui una parte non accetta proposte di pubblicazione al momento.

Insomma, non proprio nullafacente. Ma uno scrittore scrive, è quello che fa, come diceva la mia amata Ursula Le Guin. E tutta ‘sta roba delle scorse settimane non era scrittura vera.

Come ho sempre detto, spedire e dimenticare. Il modo miglior per attendere che gli editori ti rispondano, se ti rispondono, è scrivendo.

Quindi fine della pausa. Mi rimetto di buzzo buono a fare. Ho troppi progetti da portare a termine e voglio spingere sull’acelleratore. Archiviato “Senzanome”, ora tocca a “Il giorno dopo”. Ed è grosso!

Vi spiego come pianifico la scrittura grazie ai numeri. È un metodo collaudato, che mi ha già permesso di scrivere con deadline reali, no autoimposte, assieme ai professionisti dell’editoria.

I e II stesura

Il giorno dopo” in questa sua nuova versione 2020/21 consta di 42 capitoli. Ne contava 49 in origine, ma ho eliminato di sana pianta uno dei “fronti d’azione”, perché già così il romanzo mi sembra bello grosso.

La storia di Woss e Mikira potrebbe diventare un racconto lungo in futuro. Per ora è archiviata.

A che punto sono?

Ho scritto le prime due scene del capitolo 27 e il capitolo 29 è già stato scritto nel 2006. Quindi diciamo che è come se fossi al capitolo 28. In totale mi mancano ancora 15 capitoli.

Ora, a questo punto di solito dovrei approssimare un’ipotetica lunghezza dei capitoli.

Ora, il mio obiettivo è calcolare i tempi per terminare la I e II stesura de “Il giorno dopo” e fissare così una deaadline: la data entro cui dovrei completare il compito.

Parole, non battute

Lo so, noi italiani usiamo il metro della “battute”, spazi inclusi. Abbiamo sempre considerato il metro delle “parole” una cosa strana, tutta anglosassone.

Lo stesso valeva per me. Valeva. Oggi non più.

Durante il 2020 ho scritto per otto mesi consecutivi in inglese, ogni giorno, e pubblicato oltre sessanta articoli su Medium. Un’esperienza intensa, cui mi sono sottoposto per svariati motivi – che però sono argomento per un altro articolo.

Qui e ora conta il fatto che mi sono abituato a lavorare con le “parole”, dimenticandomi completamente delle “battute”. Gli articoli si misurano in parole e si sa che se ne hanno tra le 800 e le 1.200 la lettura va dai 5 ai 6/7 minuti. Sono tutti parametri che su Medium hanno importanza.

Non sono freddi numeri, sono il modo in cui si gestisce non-fiction con pubblicazioni professionali – articoli, post, saggistica. Se vi proponete o qualcuno vi chiede un pezzo, si parla di quante parole dev’essere (di solito con un minimo e un massimo, ma esistono differenti esigenze). S’impara a dire tutto e bene – sempre meglio, diciamo – nella misura concessa. È un grande esercizio.

Abituatomi alle parole, non tornerei più indietro. Sono un metro di valutazione assai più naturale, anche se non preciso quanto le battute. Della precisione millimetrica non me ne faccio nulla.

Noi esseri umani leggiamo a parole, non a battute – l’esercizio che mescola tutte le lettere delle parole, lasciando la prima e ultima corrette l’avrete sicuramente fatto. È la dimostrazione che il nostro cervello legge parole, non lettere.

Già, ma si parla di scrivere, non di leggere. Vero, ma comparando i numeri di solito la variazione nei tempi non è significativa. Tra congiunzioni e parole lunghe, la cosa si compensa quasi del tutto. Ovvero, leggi, i due risultati a cui arrivi sono molto vicini.

Vantaggio? È molto più semplice controllarsi e misurarsi.

Tutta questa pappardella per dirvi che farò i miei calcoli usando le parole. Potete trasformare facilmente i miei numeri: una cartella sono 1800 battute, che più o meno corrisponde a 300 parole – considerando un cartaceo con copertina flessibile standard.

Quindi, approssimando, il rapporto tra battute e parole è di 6 a 1. D’accordo?

La mia previsione

So per esperienza personale che i miei capitoli vanno dalle 7.000 alle 9/10.000 parole di solito. Alcuni sono più brevi, altri vengono più lunghi, ma conta la media.

A questo punto dovrei calcolare un’ipotetica lunghezza dei capitoli de “Il giorno dopo”. Fossi a inizio I stesura, calcolerei in base a qualcosa nel mezzo: 8.500 parole.

Stavolta, però, ho la fortuna d’aver già scritto 27 capitoli. Quindi ho una media assai più ponderata. Si tratta di 7.500 parole per capitolo – arrotondo, sono 7.445.

La II stesura de “Il giorno dopo”, fino al capitolo 27 incluso, è infatti di 201.000 parole, per un totale di 1.279.000 battute. Come vedete il rapporto di 6 a 1 quasi si mantiene (è di 6,3).

Ribadisco: è un’approssimazione e va benissimo così, non stiamo facendo calcoli per mandare un rover su Marte.

Dobbiamo stabilire una deadline e sbagliare di qualche giorno non cambia la sostanza: prevedere quanto si deve scrivere e capire quando si terminerà, con un certo margine d’errore fisiologico.

Si può così dedurre che finora il romanzo consta di 710 cartelle standard (o 670 pagine da 300 parole a pagina – il mio “La Rocca dei Silenzi” è in media di 295 parole per pagina; ho arrotondato a 300, perché rotondo aiuta a fare chiarezza – eppoi, lo sai bene, l’impaginazione può fare miracoli).

Arriviamo al dunque: quanto manca? E quali sono i tempi che posso sperare? Vi dico subito che mi piace spingere sull’acelleratore. Stiamo a vedere.

Mi mancano 15 capitoli da 7.500 parole ciascuno. Fanno 112.500 parole ancora, per un totale di 375 pagine di testo (il che mi porterà all’incirca vicino alle 1.100 pagine di romanzo – sudo, perché poi devo rivederlo e rileggerlo…).

Ora, Stephen King dice che il suo obiettivo è sempre stato quello di scrivere 2.000 parole al giorno. Ho già dimostrato a me stesso che posso fare di meglio.

In questo articolo (in inglese, su Medium, devo tradurlo all’italiano) parlo di come scrissi “La Rocca dei Silenzi” in 7 settimane (49 giorni per 134.000 parole, ovvero 2.730 al giorno di media, lavorando come ogni comune mortale e scrivendo dopocena). E parlo di un romanzo edito e arrivato finalista al Premio Italia. Insomma, non proprio questa cosa buttata lì.

Il mio sogno sarebbe procedere a 3.000 parole al giorno. Devo essere realista, però: non ho la freschezza di vent’anni fa, ho una famiglia e, oltre tutto, il mio modo di procedere non è quello di Stephen King.

Da sempre io procedo come fa Steven Erikson: scrivo e il giorno dopo, prima di ricominciare a scrivere, rileggo e correggo quanto fatto il giorno precedente. Ovvero attuo quella che io considero la II stesura, perché non rileggo e basta: correggo, aggiungo, taglio e arrivo a un versione che mi soddisfi del testo scritto durante la precedente sessione di scrittura.

E allora? Be’, significa che ogni giorno dovrei affrontare la II stesura di 3.000 parole e scrivere 3.000 parole nuove.

Sai cosa, Andrea? Ma vaffanculo!

:)

Se riuscissi ad avanzare di 3.000 al giorno potrei terminare I e II stesura in 38 giorni, ovvero tra il 5 e il 6 di maggio – cominciando oggi. Un sogno!

La pianificazione non si fa mai esagerando, perché l’unico effetto che si ottiene è quello di frustrarsi. Ciao, ciao sogno delle 3.000 parole di media quotidiane!

Per contro non si deve essere troppo buoni, altrimenti tanto vale non pianificare e andare un po’ così, come viene viene. E finire nel 2022. Mentre io voglio finire questo romanzo quest’anno! È il mio obiettivo numero 2 e devo centrarlo. Non accetto scuse – in realtà mi sto mentendo, l’obiettivo era finire la stesura. Eheheh.

Le scuse le ho già uccise tutte durante i dieci anni di nulla che mi sono concesso. Fine della storia. E comunque non sono proprio il tipo: se faccio qualcosa, lo faccio bene – non vi parlo del risultato finale, che dev’essere giudicato da altri dopo di me. Parlo del fatto che devo dare il massimo.

Sono un po’ vecchia maniera, io: riconosco ancora un grandissimo valore all’abnegazione.

Allora, Andrea, cosa vogliamo fare?

Riuscirei a produrre 2.000 parole al giorno, il che significa 2.000 di I stesura e 2.000 di II stesura ogni giorno? 4.000, di cui la metà sono molto più veloci da “produrre”, però. Forse posso alzare un po’ la posta. Stephen King mi fa un baffo.

Vedi? Tiro un po’ la corda. Nel farlo, il patto interiore con me stesso è che durante i primi giorni mi taro. Se vedo che è davvero esagerato anche questo, ricalcolo verso il ribasso la cosa. Cioè mi rassegno a terminare più tardi, ma evito la frustrazione, ché è pericolosissima in scrittura.

Il mio consiglio non richiesto è di sfidarti, ma di misurarti con amore. In fondo scrivere è divertirsi, non schiacciare ripetutamente la propria autostima con un martello da macellaio.

Lo scopo di una simile pianificazione è spingersi a lavorare sul serio su un testo e quindi farlo all’interno di un contesto chiaro. Il risultato è ultimare il proprio progetto in tempi accettabili.

Numeri finali

Allora tiro un po’ la corda.

2.250 parole al giorno, ovvero 4.500 tra I e II stesura, per un totale di 50 giorni di scrittura. A partire da oggi, che è il 31 marzo (mai cominciare un progetto il 1˚ d’aprile!).

La deadline per la I e II stesura è quindi il 19 maggio 2021. Wow. Mi sembra un sogno poter finire I e II stesura in così poco tempo.

Ora, ecco lo zuccherino.

Sai qual è la parte che preferisco della pianificazione? Che anche se va storta, non finirò molto tempo dopo. Se va proprio malissimo finirei un mese dopo. Sì? Invece di 50 giorni, 80; il 60% di tempo in più.

È davvero un numero diverso – sarebbe come dire che scriverei a una media di 1.400 parole al giorno, 3.600 con la II stesura. Non è molto, se si è costanti. Se così andasse, ed è possibile, significherebbe che terminerei entro il 20 giugno 2021.

Non so tu, ma se io non faccio così, riduco il possibile a impossibile e invece di finire a giugno mi ritrovo a novembre che ancora non ho finito nulla.

Abbisogno di un piano da seguire e del pungolo della deadline.

Con me funziona da sempre.

Come si fa?

Ora, parliamo della pratica, tanto per dare un senso a quanto ti sto dicendo.

Come si fa a produrre tanto testo? Come hai fatto a scrivere 134.000 parole in sette settimane? Semplice: uno scrittore scrive, è quello che fa. Ovvero si scrive e non si fa altro nel tempo libero personale – il che significa che continui a vivere la famiglia, gli amici, ma quando hai del tempo per te, lo usi per scrivere.

Lo so, non tutti ne hanno a sufficienza. Ma se ne può guadagnare un po’: via i social, via lo svago di qualsiasi tipo (serie TV, giochi…). Lo svago dev’essere scrivere, perché scrivere è divertirsi. Se non la vedi così, perché scrivi? Sono 50 giorni: si può fare.

Si! Può! Fare!

A ogni modo, questo è il mio calcolo. Ciò che conta è pianificare in modo realistico. Saprai quanto tempo hai e quante parole (o battute) al giorno puoi permetterti. Il resto è conseguenza.

Di quanto tempo dispongo io?

Non so, direi tra le due e le quattro ore al giorno, anche se spesso sono stanco – cosa che però ha molto più peso se sto attuando la revisione, mentre in stesura gli occhietti non mi si chiudono.

In questo momento sono a 1.700 parole d’articolo ed è un’oretta che scrivo, fermandomi a fare calcoli. 1.500 parole all’ora le posso produre. E in un’ora posso affrontare 3.000 parole di II stesura, ne sono certo.

Sai qual è il vero problema, secondo me? Mantenere il ritmo quotidiano. Quello è stancante. 50 giorni non sono infiniti, ma sono tanti. Eppure ho fatto di meglio: ho prodotto 100 pagine di più nello stesso arco di tempo. Quindi non mi sto spingendo al limite.

È anche una sfida nella sfida: sono ancora capace di farlo? Chi lo sa? La risposta m’incuriosisce. L’illusione di finirne la stesura a maggio è grande. Ora preparo il mio software di scrittura (Word Keeper) e domani si comincia!

(Giuro che dopo di questo saranno molto più brevi. 1.100 pagine… Oh, Andrea. Che stanchezza! Mi stanchi solo a pensarti.)

· · ·

I e II stesura de “Il giorno dopo”:

deadline, 19 maggio 2021

 


Iscriviti alla newsletter!




Commenta