Metto in pausa l’italiano e passo all’inglese

La Guerra dei Venti - Diario di scrittura, 8 (Dolomiti, luogo imprecisato)

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29 Luglio 2025

L a vita di uno scrittore che di scrittura non vive è complicata. Nel mio caso, poi, quel “Indie 100%” significa tante di quelle cose da fare che non voglio nemmeno iniziare a farvi la lista, perché sennò mi paralizzo. È meglio che pensi a navigare di porto in porto. Al lungo viaggio penserò in un altro momento.

Ciò che comporta questa vaga premessa è che devo fare molta attenzione a come uso il mio limitato tempo “libero”. Nella fattispecie, come gestisco i progetti in cima alla mia infinita lista di sogni e intenzioni.

Riducendo tutto all’osso, ne ho due: la prima stesura de La Guerra dei Venti e la traduzione all’inglese de La Rocca dei Silenzi. Entrambi i progetti richiedono massima dedicazione. Chiarisco “dedicazione”: un impegno abbastanza costante da donarmi chiarezza d’intenti e una conseguente, precisa linea d’azione.

Non ho chiarito un fico secco.

Riprovo.

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Sullo strano avanzare della prima stesura

La Guerra dei Venti - Diario di scrittura, 7 (La Torre di Dòthrom col cielo infuocato dal tramonto come sfondo.)

Illustration by Andrea D’Angelo – All Rights Reserved

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22 Luglio 2025

D edizione che in certe giornate non posso offrirgli. Quindi sono “lento” – per i miei standard – e non posso farci nulla. La vita viene prima.

L’unica cosa che devo tenere sotto controllo è la frustrazione, perché io, di natura, non riesco a stare con le mani in mano.

Se volete è proprio questo il segreto grazie a cui negli anni ho scritto così tanto. Mi risulta difficile starmene più di un’ora a fissare uno schermo, oziando. Inizio a percepire che sto gettando la mia vita alle ortiche. Devo fare! E “fare” nel mio caso si traduce in “creare”; scrivere, disegnare, editare video, comporre musica. Una qualsiasi cosa creativa che riempia il mio tempo libero va bene. Meglio se laboriosa, così mi dona l’impressione che sto coltivando lo strabiliante bambino che c’è in me, quello ancora capace di entusiasmo e che ancora si meraviglia.

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Sono alle prese col quinto capitolo del romanzo. L’ho quasi finito.

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Fine prima stesura del IV capitolo

La Guerra dei Venti - Titolo del IV romanzo e della pagina di diario

Illustration by Andrea D’Angelo – All Rights Reserved

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12 Luglio 2025

F inalmente ho partorito il quarto capitolo. Ho fatto una gran fatica. Il periodo mi ha impedito di essere costante e, senza costanza, affrontare la prima stesura di un romanzo è davvero arduo. Inoltre ho dovuto valutare una grande quantità di aspetti della vicenda e poi prendere una lunga serie di (piccole) decisioni.

Inutile girarci attorno: m’è costato parecchio trovare la quadra. Questo IV capitolo era uno scoglio.

E adesso?

“Se va avanti così, non so se ce la faccio”, ho pensato stamani. “Sono stanco. Nessuno mi legge. La mia saga non se la fila nessuno – in realtà ho pensato ‘caga’ – e io stesso comincio a dubitare che sia un’opera significativa… Per chi? A cosa serve?”

Ricordo Imperfetto Equilibrio, però. Già. E mi dico che, teoricamente, dopo questo scoglio comincia una parte molto diversa del romanzo. Spero di non sbagliarmi, perché finora ’sto testo è faticosissimo.

Sai, esiste un limite oltre il quale senz’alcun riscontro esterno anche il più testardo e appassionato degli scrittori finisce per spegnersi. Sono vicino a quel punto. Annaspo.

Cosa fare? Be’, almeno questa risposta è facile: resisto!

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Ci siamo rincoglioniti nel tempo come lettori?

Donna sopresa - Ci siamo rincoglioniti nel tempo come lettori?

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14 Giugno 2024

V olevo rispondere con un commento sotto il video di Flavio Troisi, che è come sempre molto stimolante ascoltare.

Nella rara possibilità che non vi siate ancora iscritti al suo canale Broken Stories, ma siete qui a leggere i miei post, be’, cosa aspettate? Andate, iscrivetevi e, soprattutto, ascoltate: sono certo che lo troverete compatibile con i vostri interessi.

Va da sé, il mio post può essere letto anche senz’aver visto il video. Rifletto e dico cose dopo aver ascoltato Flavio. Tutto qui. È la mia prospettiva su una questione piuttosto complessa, che va ben al di là della questione “rincoglionimento”.

Il video di Flavio lo trovate qui: Che cavolo ci è successo in 50 anni di fantasy?

Per motivi che mi sono ben chiari soltanto ora che ho finito di scrivere, la risposta è diventata una vera e propria digressione. È un testo troppo lungo per pubblicarlo come commento su YouTube ed è anche un’ottima occasione per chiarire nella mia vera casa, cioè questo blog, come la penso.

Esatto, qui, in uno di quei luoghi anacronistici che rispecchiano i tempi che furono e che quasi nessuno frequenta più.

Vi dirò, mi sembra appropriato.

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Le cause della (presunta) decadenza della narrativa di genere fantasy

La diffusione della scrittura creativa e la martellante ripetizione delle sue sacre regole, che son diventate dogmi, è una delle principali cause per cui non si trova più nulla alla Samuel R. Delany – o alla Tanith Lee o alla Jack Vance… continuo?

(L’altra fondamentale differenza è che nessuno è Samuel R. Delany. Ma evitiamo di scadere nell’ovvio, d’accordo?)

In seguito a questa alfabetizzazione meramente teorica sui principi che regolano “il modo in cui si devono raccontare storie”, c’è stata l’adesione pressoché totale degli editor che lavorano nelle case editrici medio-grandi, incitati da dirigenze che, nel tempo, hanno tradito il vero spirito dell’editoria in molti modi, anche se non sempre con la stessa frequenza che oggi, purtroppo, m’appare crescente e ormai ben oltre l’allarmante.

Siamo all’avvilente, direi.

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La filosofia nel genere fantasy

Uomo di colore facendo segno di non avvicinarsi con le mani - La filosofia nel genere fantasy

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14 Giugno 2024

N on riscontro nulla di grave nelle opinioni di chi la pensa in modo opposto al mio, sempre che si limiti a ciò che le o gli piace. Se invece esprimerle comporta tacciare chi la pensa in modo diverso d’avere una prospettiva errata…

Il genere fantasy nella storia

Il fantasy è sempre stato latore di elucubrazioni filosofiche. Non esiste genere che abbia maggior potenziale nel porsi domande che s’interroghino sugli aspetti sconosciuti e spesso inconoscibili dell’universo.

La filosofia implica lo studio della natura dell’universo, quindi si potrebbe azzardare che il fantasy s’addentri in un sottoinsieme della filosofia, quello del meraviglioso – concetto che non va limitato a ciò che è “favoloso”, dacché comprende in sé anche lo “spaventoso”.

Il “sense of wonder”, esatto. Proprio quel senso del meraviglioso che sin troppo spesso, in anni recenti, ha smesso di affascinare molti contemporanei e quindi perso potenza, in virtù di soluzioni semplicistiche, quando va benissimo duali, che non apportano granché a tematiche annose.

E no, non sono mai andato d’accordo con chi dice che è già stato scritto tutto, se l’affermazione comporta che rielaborare è inutile. Bisogna attualizzare i concetti alla contemporaneità, che offre spesso novità significative (pensate, ad esempio, alle AI oggi: c’erano nel ‘900?). Oppure, secondo esempio, vogliamo dire che oggi il modo di corteggiarsi è lo stesso del 1990?

Ci siamo capiti.

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