Violenza

Pittura astratta. Vernice rossa bianca e azzurra che si mescolano. - Violenza.

Photo by Pawel Czerwinski on Unsplash

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19 Ottobre 2025

È venuto il tempo di affrontare i demoni della mia creatività. Devo discendere questa spirale di violenza e tenebra. Anche chi non crede al cinismo di certa letteratura di genere, come me, sa che fare i conti con la realtà è sempre necessario. Ovvero la differenza la fa la prospettiva con cui si guarda alle cose.

Del resto l’ho sempre sostenuto: è attraverso il reale che si parla di ideali, che altro non sono che sogni realizzabili. Il fantasy assurge a narrativa di qualità nel momento in cui permette di riflettere su qualcosa di concreto, che sia la “semplice” natura dell’essere umano o siano temi ancora più complessi, cioè che non riguardino il singolo, ma la collettività.

E quindi come potrei scrivere un’intera saga che parli del (mio) ideale di società globale – del concetto universale di società ideale, diciamo – evitando di affrontare il momento in cui lo tradiamo tragicamente in ogni possibile modo? Come potrei non discutere di chi crede la soluzione sia la violenza, in qualsiasi forma essa si presenti?

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Metto in pausa l’italiano e passo all’inglese

La Guerra dei Venti - Diario di scrittura, 8 (Dolomiti, luogo imprecisato)

Photo by Unknown – No information found on this Internet picture

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29 Luglio 2025

L a vita di uno scrittore che di scrittura non vive è complicata. Nel mio caso, poi, quel “Indie 100%” significa tante di quelle cose da fare che non voglio nemmeno iniziare a farvi la lista, perché sennò mi paralizzo. È meglio che pensi a navigare di porto in porto. Al lungo viaggio penserò in un altro momento.

Ciò che comporta questa vaga premessa è che devo fare molta attenzione a come uso il mio limitato tempo “libero”. Nella fattispecie, come gestisco i progetti in cima alla mia infinita lista di sogni e intenzioni.

Riducendo tutto all’osso, ne ho due: la prima stesura de La Guerra dei Venti e la traduzione all’inglese de La Rocca dei Silenzi. Entrambi i progetti richiedono massima dedicazione. Chiarisco “dedicazione”: un impegno abbastanza costante da donarmi chiarezza d’intenti e una conseguente, precisa linea d’azione.

Non ho chiarito un fico secco.

Riprovo.

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La prima stesura non è mai un processo lineare

La Guerra dei Venti - Diario di scrittura, 6 (Un pezzo della mappa del mondo.)

Illustration by Andrea D’Angelo – All Rights Reserved

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17 Luglio 2025

C ome da sottotitolo: soltanto tende al finale. È una tendenza, quella degli scrittori, il puntare all’epilogo. È una missione, una sorta di tensione interiore. E più passa il tempo, più aumenta, come una corda elastica di quelle che si usavano una volta per assicurare i bagagli sul portapacchi delle macchine.

Ho sbloccato un ricordo. Qual è il premio? Il ricordo stesso. Già.

L’immagine di me che tendevo una di quelle corde elastiche con i ganci alle estremità m’è tornata in mente, sì. Del resto ho 53 anni. Ho ricordi di cose di cui molti dei lettori di fantasy del presente non sospettano nemmeno l’esistenza. E nel contempo, quasi che fosse un bonus, conosco il presente, che leggo con una certa esperienza, pure.

È uno dei vantaggi che ha uno scrittore, cioè qualcuno che per propria natura osserva il mondo con attenzione, in linea di massima senza grossi pregiudizi – e se ne ha, li conosce, perché ha scavato tanto dentro di sé, scovandoli in luoghi reconditi e, spesso, tenebrosi. Uno scrittore osserva per capire, perché capire è capirsi.

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