Violenza

Pittura astratta. Vernice rossa bianca e azzurra che si mescolano. - Violenza.

Photo by Pawel Czerwinski on Unsplash

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19 Ottobre 2025

È venuto il tempo di affrontare i demoni della mia creatività. Devo discendere questa spirale di violenza e tenebra. Anche chi non crede al cinismo di certa letteratura di genere, come me, sa che fare i conti con la realtà è sempre necessario. Ovvero la differenza la fa la prospettiva con cui si guarda alle cose.

Del resto l’ho sempre sostenuto: è attraverso il reale che si parla di ideali, che altro non sono che sogni realizzabili. Il fantasy assurge a narrativa di qualità nel momento in cui permette di riflettere su qualcosa di concreto, che sia la “semplice” natura dell’essere umano o siano temi ancora più complessi, cioè che non riguardino il singolo, ma la collettività.

E quindi come potrei scrivere un’intera saga che parli del (mio) ideale di società globale – del concetto universale di società ideale, diciamo – evitando di affrontare il momento in cui lo tradiamo tragicamente in ogni possibile modo? Come potrei non discutere di chi crede la soluzione sia la violenza, in qualsiasi forma essa si presenti?

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La prima stesura non è mai un processo lineare

La Guerra dei Venti - Diario di scrittura, 6 (Un pezzo della mappa del mondo.)

Illustration by Andrea D’Angelo – All Rights Reserved

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17 Luglio 2025

C ome da sottotitolo: soltanto tende al finale. È una tendenza, quella degli scrittori, il puntare all’epilogo. È una missione, una sorta di tensione interiore. E più passa il tempo, più aumenta, come una corda elastica di quelle che si usavano una volta per assicurare i bagagli sul portapacchi delle macchine.

Ho sbloccato un ricordo. Qual è il premio? Il ricordo stesso. Già.

L’immagine di me che tendevo una di quelle corde elastiche con i ganci alle estremità m’è tornata in mente, sì. Del resto ho 53 anni. Ho ricordi di cose di cui molti dei lettori di fantasy del presente non sospettano nemmeno l’esistenza. E nel contempo, quasi che fosse un bonus, conosco il presente, che leggo con una certa esperienza, pure.

È uno dei vantaggi che ha uno scrittore, cioè qualcuno che per propria natura osserva il mondo con attenzione, in linea di massima senza grossi pregiudizi – e se ne ha, li conosce, perché ha scavato tanto dentro di sé, scovandoli in luoghi reconditi e, spesso, tenebrosi. Uno scrittore osserva per capire, perché capire è capirsi.

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Ci siamo rincoglioniti nel tempo come lettori?

Donna sopresa - Ci siamo rincoglioniti nel tempo come lettori?

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14 Giugno 2024

V olevo rispondere con un commento sotto il video di Flavio Troisi, che è come sempre molto stimolante ascoltare.

Nella rara possibilità che non vi siate ancora iscritti al suo canale Broken Stories, ma siete qui a leggere i miei post, be’, cosa aspettate? Andate, iscrivetevi e, soprattutto, ascoltate: sono certo che lo troverete compatibile con i vostri interessi.

Va da sé, il mio post può essere letto anche senz’aver visto il video. Rifletto e dico cose dopo aver ascoltato Flavio. Tutto qui. È la mia prospettiva su una questione piuttosto complessa, che va ben al di là della questione “rincoglionimento”.

Il video di Flavio lo trovate qui: Che cavolo ci è successo in 50 anni di fantasy?

Per motivi che mi sono ben chiari soltanto ora che ho finito di scrivere, la risposta è diventata una vera e propria digressione. È un testo troppo lungo per pubblicarlo come commento su YouTube ed è anche un’ottima occasione per chiarire nella mia vera casa, cioè questo blog, come la penso.

Esatto, qui, in uno di quei luoghi anacronistici che rispecchiano i tempi che furono e che quasi nessuno frequenta più.

Vi dirò, mi sembra appropriato.

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Le cause della (presunta) decadenza della narrativa di genere fantasy

La diffusione della scrittura creativa e la martellante ripetizione delle sue sacre regole, che son diventate dogmi, è una delle principali cause per cui non si trova più nulla alla Samuel R. Delany – o alla Tanith Lee o alla Jack Vance… continuo?

(L’altra fondamentale differenza è che nessuno è Samuel R. Delany. Ma evitiamo di scadere nell’ovvio, d’accordo?)

In seguito a questa alfabetizzazione meramente teorica sui principi che regolano “il modo in cui si devono raccontare storie”, c’è stata l’adesione pressoché totale degli editor che lavorano nelle case editrici medio-grandi, incitati da dirigenze che, nel tempo, hanno tradito il vero spirito dell’editoria in molti modi, anche se non sempre con la stessa frequenza che oggi, purtroppo, m’appare crescente e ormai ben oltre l’allarmante.

Siamo all’avvilente, direi.

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La filosofia nel genere fantasy

Uomo di colore facendo segno di non avvicinarsi con le mani - La filosofia nel genere fantasy

Photo by Envato Elements

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14 Giugno 2024

N on riscontro nulla di grave nelle opinioni di chi la pensa in modo opposto al mio, sempre che si limiti a ciò che le o gli piace. Se invece esprimerle comporta tacciare chi la pensa in modo diverso d’avere una prospettiva errata…

Il genere fantasy nella storia

Il fantasy è sempre stato latore di elucubrazioni filosofiche. Non esiste genere che abbia maggior potenziale nel porsi domande che s’interroghino sugli aspetti sconosciuti e spesso inconoscibili dell’universo.

La filosofia implica lo studio della natura dell’universo, quindi si potrebbe azzardare che il fantasy s’addentri in un sottoinsieme della filosofia, quello del meraviglioso – concetto che non va limitato a ciò che è “favoloso”, dacché comprende in sé anche lo “spaventoso”.

Il “sense of wonder”, esatto. Proprio quel senso del meraviglioso che sin troppo spesso, in anni recenti, ha smesso di affascinare molti contemporanei e quindi perso potenza, in virtù di soluzioni semplicistiche, quando va benissimo duali, che non apportano granché a tematiche annose.

E no, non sono mai andato d’accordo con chi dice che è già stato scritto tutto, se l’affermazione comporta che rielaborare è inutile. Bisogna attualizzare i concetti alla contemporaneità, che offre spesso novità significative (pensate, ad esempio, alle AI oggi: c’erano nel ‘900?). Oppure, secondo esempio, vogliamo dire che oggi il modo di corteggiarsi è lo stesso del 1990?

Ci siamo capiti.

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