Un’introduzione al meraviglioso mondo dei progetti narrativi

Sul senso de “La Summa”. Oppure scrivi incurante delle regole per liberarti e conferire pieni poteri alla tua scrittura.

12 Giugno 2020

L’idea de La Summa è nata durante i miei primi anni di scrittura, perciò era pretenziosa. Ora, nel 2021 avrò trent’anni d’esperienza sulle spalle: i tempi sono maturi. Bonificata la pretenziosità, oggi il progetto è tutt’al più ambizioso.

L’educazione che riceviamo e la cultura della nostra società ci limitano. Per me scrivere è il tempo in cui tali limiti cadono e le regole svaniscono. Son capace di scrivere soltanto nel solco delle mie ambizioni e ciò comporta che non seguo vie tracciate da altri. Scusami, dunque, perché non chiedo né permesso, né perdono.

“Prima legge della scrittura: divertiti.” — Andrea D’Angelo

Sono così spavaldo che cito me stesso, ma non malinterpretarmi. Be’, son io a dover evitare di malinterpretare me stesso. Mi son detto spavaldo da solo, infatti; chiedo venia. È buona regola di scrittura non mettere mai pensieri propri nella mente del lettore.

A ogni modo “spavaldo” è una definizione insufficiente. In realtà è assai peggio di così. La stessa citazione ti rivela precisamente qual è la direzione de La Summa: l’immortalità. Come il Dalai Lama disse una volta, uno dei modi migliori per raggiungerla è condividere il proprio sapere.

L’immortalità è quindi il mio ultimo rifugio.

Che cos’è “La Summa”?

È il compendio della mia esperienza di scrittura. Io sono il Messo e vengo a te per parlare di scrittura. Non parleremo di me. È un’opera autobiografica, ma la sua anima è popolare. Sono uno scrittore popolare e ho sempre mantenuto una certa distanza dall’atteggiamento accademico – o forse son gli accademici che si son mantenuti a distanza da me; fa lo stesso, il piacere è mio.

Nessun pulpito, nessuna gerarchia, il mio è un faccia a faccia franco e corretto.

Perché? Anzitutto è più facile, perché sono un ignorante. Se pensi sia falsa modestia, sbagli. Lo dico per davvero, io sono un ignorante. E se stai ridendo di me, sappi che la mia ignoranza è la trappola in cui molti sono caduti. Questo è il momento in cui le tue eventuali risa si spengono. O forse non sei divertito, bensì infastidito. E ora smetterai di leggere.

Vai.

Oppure canitnua a tuo richio e pericolo – te l’ho detto, è una trappola.

“Seconda legge della scrittura: sfidati sempre.” — Andrea D’Angelo

Più sei ignorante meglio è nella scrittura.

Quando sei ignorante, mentre scrivi hai l’intero scenario a disposizione. La tua mente spazia lungo l’orizzonte e osservi anche sotto la pietruzza che hai calpestato. Se non sai nulla, cerchi risposte sempre e ovunque. Ti misuri con tutto. Nessuno ti ha detto cos’è sbagliato, sicché non hai limiti, ignori qualsivoglia frontiera logica, disseti la tua curiosità e non ti preoccupi di bere troppo. Non possiedi risposte preconfezionate che t’impongono una direzione (altrui). Ti muovi liberamente, selvaggio e feroce. Brilli come un sole di mezzogiorno che si riflette tra le onde del mare e irradia i picchi innevati dei monti. Abbacinante, ma così vitale che non sarai facilmente dimenticato.

È così che è nata la miglior scrittura. Ed è per questo che le leggi citate sono mie. Sì?

Di più. Perché queste mie leggi riecheggiano in te o addirittura hanno un sapore opposto rispetto a quelle che hai sentito mille volte? Perché ti spingono a essere te stesso senza limiti, anziché clonare l’atteggiamento frustrato di qualche scrittore fallito.

“Terza legge della scrittura: il tuo obiettivo è di vivere di più.” — Andrea D’Angelo

Aggiungo un’elegante postilla: il successo non conta un cazzo.

Se a questo punto pensi che lo dica perché non sono famoso, hai una scelta: smetti di leggermi. Possiamo ancora essere amici, credimi. Non mi offenderò. La questione è che sono incapace di prendere in giro le persone, quando sognano a occhi aperti. Sono un sognatore io stesso da così tanto tempo. Non gioco e non giocherò mai coi tuoi sentimenti e col tuo tempo, perché l’ho detestato quando qualcuno l’ha fatto con me.

La mia esperienza è qui per servirti. Poi dipende da te.

Suppongo tu capisca che tipo di scrittore io sia. A grandi linee, perché nessuno può definirmi. Ho trascorso l’intera vita ascoltando le opinioni altrui su di me, come se mi conoscessero. Non la considero un’ingiustizia, dato che non sono certo stato l’unico a patire un simile atteggiamento: siamo una specie incline al giudizio, infatti. E la nostra società è dura con chi non si conforma. Non è tanto il mio look. È che sono un disadattato intellettuale, quindi non piaccio a molti. Questo è il vero problema.

Non mi puoi definire, perché non puoi predire le mie azioni.

Le persone non amano ciò che non possono definire. Non si sentono rassicurate e pochi si prendono la briga di affrontare qualcuno libero e indipendente. Viviamo spesso di convenzioni e taciti accordi: tu non disturbi me e io non disturbo te. Eppure non posso evitare di essere me stesso, anche se finisco per soffrire conseguenze negative – come quando chiusi la porta degli editori tradizionali dietro di me con uno schianto.

La mia non è una sfida. Ascoltami per un minuto: si sentono e leggono troppe chiacchiere sulla scrittura. Non sono famoso, non ho un pedigree da scittore rinomato, ma posso assicurarti che lo so: perdi tempo se cerchi risposte nelle regolette altrui. Nel momento stesso in cui le percepisci castranti per la tua scrittura, rigettale.

Sopracciglia sollevate? Da qualche parte? Obiezioni? Molti reagiscono male alla mia ribelle prospettiva sulla scrittura. E non mi sorprende affatto, dato che ventinove anni d’esperienza conferiscono una certa visione d’insieme consolidata.

Quindi facciamo come segue. Questa è l’introduzione a La Summa e qui e ora ti darò l’unico consiglio che sarebbe bene tu ritenga una regola ineludibile. È il prossimo paragrafo.

Ci sono due sole cose che devi conoscere come se la tua stessa vita dipendesse da esse: la grammatica e la sintassi – della lingua in cui scrivi. Ti permetteranno d’esperimerti come se stessi respirando. Devi espirare parole. In aggiunta c’è una cosa ancora che devi fare per sempre: leggere – ossia inspirare. Leggi qualsiasi cosa t’incuriosisca, perché amplierà i tuoi orizzonti. Muoviti liberamente di scrittore in scrittore, tra narrativa, giornalismo e saggistica. Colmati della differenziazione che esiste nella scrittura. La tua voce e il tuo stile otterranno così un tono.

Tutto il resto è relativo – anche le mie leggi, perché sono mie, non tue.

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