Sull’utopia che diviene imprescindibile rifugio

Cosa mi spinge a tanta scrittura?

Illustration by Andrea D’Angelo – All Rights Reserved

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12 Settembre 2025

L e ideologie sono uno dei motivi che mi allontanano dalla vita sociale. Sono parte costituente di un male trasversale che mi separa dall’umanità, così rissosa e nel contempo alienata, così incapace di parlarsi, sempre più cronicamente arroccatasi nel bianco o nel nero.

Destra, centro o sinistra che sia, quando una persona – perché non si tratta affatto dei meri politici, signore e signori – parla in punta d’ideologia, sono guai.

Potrei scrivere una pappardella circa i danni che hanno fatto e continuano a fare e moltiplicare le ideologie. Catene di danni, che pochi sequenziano a dovere, con effettiva imparzialità. Tuttavia mi limiterò a una semplice frase, figlia dell’utopia che ho in mente, ma anche guida del mio pensiero:

Se non permetti che ogni singolo individuo sia libero di essere, senza che mini in alcun modo la libertà altrui, tu per primo non sarai mai libero.

Forse non ti interessa abbastanza, la libertà.

Di solito diventa totalizzante, nel tuo universo interiore, quando la perdi. L’essere umano è e resta un animale: impara a star lontano dal fuoco soltanto scottandosi – se gli va molto bene.

Se sei arrivato fin qui, significa che la tua soglia d’attenzione è ben sopra la media: hai superato il minuto!

Allora, lasciami che ti dica questo.

Qualunque sia la parte in cui stai, se la tua prospettiva divide il mondo in base alle ideologie di appartenenza, non sei e non sarai mai la persona giusta per unirlo.

“Unirlo” è ciò che chiunque governi un Paese (esempio generico) dovrebbe fare, perché si governa per tutti, non soltanto per alcuni. E non lo si fa per tutti soltanto finché comoda – pratica universalmente diffusa. Lo si fa perché si crede nel principio, la cui applicazione è difficile, spesso di una complessità paralizzante, e perciò necessita di una volontà ferrea e della sua quotidiana applicazione.

Inoltre, per essere pragmatici, necessita che non ci sia soltanto una persona ad applicarsi, ma un intero gruppo di improbabili esseri umani, disinteressati al potere e al denaro, avulsi alle ideologie e innamorati del nostro enorme potenziale, qualora fosse libero d'esprimersi in piena libertà.

Un utopia? A quanto pare sì. Cioè non siamo capaci, come specie, di fare la cosa giusta nemmeno con un esiguo gruppetto. E, anzitutto, non ne siamo capaci perché votiamo in base alle ideologie.

Ho chiuso il cerchio.

Non vedo l’ombra di qualcuno che almeno tenti di farlo. Non è un caso che la spirale si retroalimenti di sé stessa, animata da tanti buoni propositi di parte.

Così la triste, tristissima mattanza, su grande o piccola scala che sia, continua.

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P.S.: e la triste, tristissima mattanza, su grande o piccola scala che sia, è proprio la ragione per cui nel mio minuscolo angolino buio, nel sottoscala di quella che un tempo fu la Locanda (delle Arti Fantastiche), io sto lavorando da anni per riuscire almeno a descriverla, quell'utopia, ne “I Silenzi”. Ma questo, naturalmente, è del tutto ininfluente. Ha valore soltanto per me.

Un rifugio è imprescindibile per preservare la propria sanità mentale, se ciò che da sempre si vive con passione è l'idea di un'utopia che viene costantemente disattesa. Insomma, non mi resta altro che la fantasia.

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